L’EUROPA E LA RUSSIA

In primo luogo mi sia concesso di esprimere la mia gratitudine per l’invito a venire in questa università di fama mondiale. Ringrazio il professor Aleksandr Dugin per avermi dato il modo di manifestare davanti a Voi il mio pensiero. Credetemi, non esagero se affermo che questo è per me un momento di grande importanza.

Mi è stato chiesto di tenere un discorso sul rapporto fra la Russia e l’Europa. Ma quando esaminiamo il rapporto tra la Russia e l’Europa, non possiamo evitare di parlare anche degli Stati Uniti. È possibile capire l’Europa, la Russia e l’America nella loro relazione reciproca. Se volessi definirle molto brevemente e semplificando le cose, ma badando all’essenza, allora dovrei dire questo: mentre gli Stati Uniti sono una creatura deforme dell’Europa, mentre l’Unione Europea rappresenta il tradimento dell’Europa, oggi è la Russia a custodire l’Europa, a custodire modo di pensare europeo. Con tutti i problemi e tutte le contraddizioni possibili, in ogni caso oggi la Russia è Europa molto più di quanto non lo sia la cosiddetta Unione. Purtroppo non è stata la genuina mentalità europea a conquistare il mondo, ma una forma distorta di essa, l’americanismo, che sulla traccia di René Guénon possiamo definire il regno della quantità, ossia della massa e del denaro.

Il saggio consigliere di Putin

Difficilmente le idee vanno verso ovest. Normalmente sono le idee Occidentali a diffondersi ad Est, non il contrario. La Russia, l’erede di Bisanzio, è l’”Est”, fra altri grandi “Est” quali Dar ul-Islam, Cina, India; tra questi, la Russia è la più vicina all’Ovest ma le differenze sono molte. Questa è probabilmente la ragione per cui Dugin, importante intellettuale contemporaneo russo, solo ora prova a fare un passo verso la consapevolezza occidentale.

Alexander Dugin, giovane, elegante, sottile e ordinato, il professore con la barba dell’Università di Mosca, è un idolo nella sua patria; le sue conferenze sono affollate; i suoi numerosi libri parlano dei più svariati argomenti che vanno dalla cultura pop alla metafisica, dalla filosofia alla teologia, dagli affari esteri alla politica interna.

Parla molte lingue, è un lettore vorace e ha reso popolari in Russia molti filosofi occidentali meno noti. È pronto a sondare le acque ancor più profonde del pensiero mistico ed eterodosso con coraggio sconcertante. E’ un personaggio controverso; adorato ed odiato allo stesso tempo, ma mai noioso.

L'EUROPA FINO A VLADIVOSTOK

Non appena nella concezione della costruzione dello stato si introduce il "tandem" di concetti "Imperium-Dominium", simultaneamente perdono ogni senso ed utilità certe soluzioni sciagurate come il federalismo o, peggio ancora, il confederalismo.
Non posso trattenermi dal citare qui un autore americano, del quale ho conoscenza per un'unica sua citazione, ma molto pertinente:
"Ogni gruppo di persone, quale che sia il loro numero, per quanto simili siano l'una alle altre, e quale che sia la fermezza con cui professano un'opinione comune, alle fine si spezza in piccoli gruppi che sostengono diverse varianti di quell'opinione; in questi sottogruppi emergono sotto-sottogruppi e così via, fino al limite ultimo di questa divisione - quello del singolo individuo".
Queste parole sono attribuite ad  Adam Ostwald, autore di un testo dal titolo "La società umana".

Gli anarchici del XIX secolo e molti altri, fra cui Proudhon, perseverarono nell’errore madornale, consistente nel credere che conflitti e tensioni in seno ai GRANDI gruppi possano quasi sparire, trovando soluzione da sé nei PICCOLI gruppi.
E' questa l'armonia sociale del XIX secolo, l'armonia del piccolo gruppo, in opposizione all'orrore dell'insopportabile dominazione del grande gruppo.
Persino Lenin inventò una sciocchezza storica nell'ambito dell'assurda concezione del  sempre-benfacente-ed-armonioso-piccolo-gruppo", che lo costrinse poi a scrivere dell’estinzione dello stato, nonché a desiderarla e preannunciarla.

LE PREMESSE SPIRITUALI DELLA CULTURA EURASISTA

La definizione del lato spirituale della cultura Eurasista si imbatte in questa difficoltà, che lo «spirituale», in quanto prodotto dell’energia e della forza, si trova sempre in divenire e in movimento. Per cui il contenuto spirituale della cultura non può in alcun modo esprimersi con l’aiuto di sole definizioni statiche. Al contenuto di questa immancabilmente ineriscono mobilità e dinamismo. Il lato spirituale della cultura Eurasista non è mai pura «datità» [dannost'] – essa è sempre al tempo stesso eterna intenzione [zadannost’] , compito e fine. L’uomo Eurasiatico non soltanto esiste, ma si crea nel processo dello sviluppo culturale. Il processo della creatività culturale non è mai pacifico, indolore e lineare. La cultura patisce le stesse malattie di crescita dell’organismo fisico. Il momento negativo della storia, di cui parlò Hegel, sempre si dà a conoscere anche nello sviluppo culturale. Le sue reali manifestazioni sono le rivoluzioni ed i «balzi» culturali, inseparabili dalla storia delle società umane tanto quanto dalla storia del mondo fisico e animale. 

L’ISLAMISMO CONTRO L’ISLAM?

“Il vero problema per l’Occidente non è il fondamentalismo islamico, ma l’Islam in quanto tale”. Questa frase, che Samuel Huntington colloca in chiusura del lungo capitolo del suo Scontro delle civiltà intitolato “L’Islam e l’Occidente”1, merita di essere letta con un’attenzione maggiore di quella che ad essa è stata riservata finora.

Secondo l’ideologo statunitense, l’Islam in quanto tale è un nemico strategico dell’Occidente, poiché è il suo antagonista in un conflitto di fondo, che non nasce tanto da controversie territoriali, quanto da un fondamentale ed esistenziale confronto tra difesa e rifiuto di “diritti umani”, “democrazia” e “valori laici”. Scrive infatti Huntington: “Fino a quando l’Islam resterà l’Islam (e tale resterà) e l’Occidente resterà l’Occidente (cosa meno sicura) il conflitto di fondo tra due grandi civiltà e stili di vita continuerà a caratterizzare in futuro i reciproci rapporti”2.

Ma la frase riportata all’inizio non si limita a designare il nemico strategico; da essa è anche possibile dedurre l’indicazione di un alleato tattico: il fondamentalismo islamico. È vero che nelle pagine delloScontro delle civiltà l’idea di utilizzare il fondamentalismo islamico contro l’Islam non si trova formulata in una forma più esplicita; tuttavia nel 1996, allorché Huntington pubblicò The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, una pratica di questo genere era già stata inaugurata.

 

IL RETROTERRA ROMENO DI JEAN PARVULESCO

Quando, adolescente, vidi al cinema Fino all’ultimo respiro, non potei immaginare che in seguito mi sarei occupato di Jean Parvulesco, il cui ruolo era interpretato nella pellicola da Jean-Pierre Melville. Invece alcuni anni dopo, nel 1974, appresi dagli atti di un processo politico che il personaggio della storia di Jean-Luc Godard esisteva realmente e avrebbe voluto realizzare insieme con altri sovversivi, nella prospettiva di un prossimoEndkampf (1), un accordo fondato su due punti: “a) adesione alla politica di lotta internazionale al bipolarismo russo-americano nella prospettiva della ‘Grande Europa’, dall’Atlantico agli Urali; b) contatti con le forze che dal Gaullismo e dal neutralismo euroasiatico si proponevano questa linea internazionalistica” (2).

Tre anni dopo, nel 1977, mi capitò di leggere in un bollettino redatto da Yves Bataille, “Correspondance Européenne”, un lungo articolo intitolato L’URSS e la linea geopolitica, che sembrava confermare le voci diffuse da alcuni “dissidenti” sovietici circa l’esistenza di una tendenza eurasiatista all’interno dell’Armata Rossa. L’autore dell’articolo (del quale pubblicai la traduzione italiana numero di gennaio-aprile 1978 di un periodico che si intitolava “Domani”) era Jean Parvulesco, il quale riassumeva nei punti seguenti le tesi fondamentali di quelli che egli presentava come “i gruppi geopolitici dell’Armata Rossa”, tesi espresse in una serie di documenti semiclandestini giunti in suo possesso.

Alexander Dugin e l’Unione Eurasiatica nel mondo multipolare

l professore ha ripercorso a voce alta le tappe fondamentali del pensiero euroasiatista.  Una corrente concettuale che si sviluppa a partire dagli anni Venti nella Russia Bianca, e che riprende vita negli anni Novanta proprio con il prof. Dugin con la ferma intenzione di reintegrare lo spazio post-sovietico. L’impegno profuso in questo progetto da tre presidenti dello spessore di Nazarbaev (Kazakhstan), Lukasenko (Bielorussia) e Putin (Russia) inizia finalmente a prendere forma e spessore.  La volontà di lanciare una terza (o quarta) via, avversa tanto al liberismo quanto al marxismo, nemica di quell’universalismo dei valori occidentali i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, ha portato il movimento eurasiatista a impegnarsi nella cooperazione di civiltà differenti. La filosofia eurasiatista insiste sull’esigenza di una pluralità delle culture e delle civilizzazioni che vada  a configurare una strategia fortemente anti-imperialista.

 

Julius Evola e il tradizionalismo russo

L'opera di Evola è stata scoperta in Russia negli anni 60 dal gruppo assai ristretto degli intellettuali dissidenti anticomunisti, detti "i dissidenti di destra". Era una piccola cerchia di persone che avevano rifiutato volutamente la partecipazione alla vita culturale sovietica e avevano scelto l'esistenza clandestina. La contestazione della realtà sovietica è stata presso di essi così totale perché si cercavano i principi fondamentali che avrebbero potuto spiegare le radici di questo giudizio negativo assoluto. E' su queste vie di rifiuto del comunismo che si sono scoperti certi lavori di autori antimoderni e tradizionalisti: soprattutto i libri di Réné Guénon e di Julius Evola. Due personaggi centrali animavano questo gruppo - il filosofo musulmano Geidar Djemal e il poeta non conformista Evgeni Golovin. Grazie ad essi, i "dissidenti di destra" hanno conosciuto i nomi e le idee di questi grandi tradizionalisti del nostro secolo. Negli anni 70 sono state fatte le prime traduzioni dei testi di Evola ("La Tradizione Ermetica") sempre nel quadro della medesima cerchia e sono state distribuite sotto forma di samizdat. La qualità delle prime traduzioni era assai scadente perché esse venivano eseguite da appassionati poco competenti, ai margini del gruppo degli intellettuali tradizionalisti propriamente detti. Nel 1981 è apparsa nel medesimo ambiente la traduzione di "Heidnische Imperialismus", il solo libro disponibile presso la Biblioteca Lenin di Mosca.

Jean Thiriart e Julius Evola: una conciliazione possibile?

Già in Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione abbiamo affrontato la teoria geopolitica di Thiriart riassumibile nella formula “Europa unita da Dublino a Vladivostok”, tuttavia non abbiamo accennato ad un argomento che oggi si impone necessariamente alla nostra attenzione.

La dottrina geopolitica grand-europea o se preferiamo eurasiatica risulta, oltre che incomprensibile, pressoché inadeguata alle esigenze future se ad essa non si associa una rivalutazione, una attualizzazione di quei valori astorici di tipo tradizionale i quali, soli, sono capaci di restituire alle genti d’Eurasia e della Terra, i veri e più profondi principi per una vita secondo giustizia ed armonia. 

Non è di secondaria importanza quindi considerare come possa accordarsi la visione tradizionalista di Julius Evola con la geopolitica ad indirizzo eurasista. 

Il futuro si chiama Eurasia

L'Eurasismo è, innanzi tutto, un modo di concepire la dimensione della "storia". Non più nel "tempo" bensì nello "spazio". E' il rifiuto di vedere quella che siamo usi chiamare "storia" come determinata da una successione di rapporti di causa ed effetto disposti nel tempo. L'ottica è invece quella della "geografia". I popoli, le civiltà nascono e fioriscono in ben precisi ambiti geografici, che ne determinano caratteri e specificità. E che ne definiscono, però, anche i destini politici. Quest'ottica è fondamentale. Se l'applichiamo, possiamo comprendere che le culture, le civiltà sono naturalmente diverse tra loro. E come una particolare pianta cresce e prospera in un determinato terreno e non in un altro, così avviene anche per i modelli culturali e politici. Noi russi non siamo "occidentali". Non siamo neppure europei in senso stretto. Siamo, per natura, "eurasiatici". La nostra cultura profonda è il prodotto dell'incontro/scontro tra Europa ed Asia. E la nostra vocazione è quella di essere il ponte fra i due "continenti". Intesi come "continenti" geografici, ma, al contempo, come due diverse forme dello Spirito e della Tradizione. 

La concezione sacrale degli spazi

Abbiamo definito l’argomento che abbiamo scelto per la nostra trattazione “la concezione sacrale degli spazi”. Come voi ben saprete, la scuola di pensiero del tradizionalismo integrale fonda sé stessa su una considerazione previa: le concezioni polarmente opposte che animano la dialettica dell’approccio dell’uomo alla realtà sono due, simmetricamente contrarie – la Tradizione e la Modernità. Per Tradizione intendiamo genericamente l’approccio “sacrale” al reale, una lettura simbolica del medesimo che, operando attraverso quello che Carl Schmitt definì in “Cattolicesimo Romano e forma politica” principio di rappresentazione, consideri il piano dell’immanente come riflesso speculare del mondo trascendente, così come espresso sistematicamente dalla filosofia platonica. Si sbaglierebbe però definendo il Tradizionalismo come branca filosofica generata dall’idealismo platonico perché, nella sua concezione ortodossa, esso si considera essere la scienza che studia la manifestazione dell’Uno preesistente nell’immanente – una rivelazione eterna – e le vie maestre per poter accedere alla sua esperienza diretta.

Oltre Eurasia e Atlantico: Europa

In quest’ottica la Federazione Russa propone l’integrazione strategico-economica della regione eurasiatica (identificata nella zona centroasiatica dai teorici dell’eurasiatismo e del neoeurasiatismo) accompagnata da un contenimento del fenomeno indipendentista; la Turchia ritorna ad una politica neo-ottomana, favorita dalla presidenza Erdogan, rinnegando fattualmente l’influenza politica che la rivoluzione dei Giovani Turchi ha esercitato su di essa per più di un secolo e tornando in conflitto con gli interessi pan-arabi (in questo senso la strategia di appoggio alla destabilizzazione saudita ed occidentale del governo siriano è evidente); la Cina estende sempre più incessantemente la sua influenza sul Mar Cinese Meridionale, sanando da un lato la ferita aperta con Taiwan attraverso una integrazione morbida nei propri spazi d’influenza e commerciali, entrando in conflitto invece con gli interessi di Vietnam e Filippine che, subodorando la grande strategia cinese, oppongono ad essa un montante orgoglio nazionale; per l’Europa, invece, sembra mancare la visione d’insieme. Non si è in grado, pare, di pianificare una necessaria politica volta al conseguimento dei propri interessi sul globo, il che significa, d’altro canto, poter affermare e salvaguardare la propria visione del mondo, un retaggio culturale millenario che, in relazione continua con quello asiatico, arabo o africano (e frequentemente non distinto nettamente da essi), è da sempre stato faro di civiltà per i Popoli.

Henry Corbin: l'Eurasia come concetto spirituale

“Sottolineare e ribadire le connessioni, le linee di forza che sottendono la trama del concetto spirituale di Eurasia, dall’Irlanda al Giappone”: a questa preoccupazione di P. Masson Oursel, che ispira un programma abbozzato nel 1923 con la Philosophie comparée e proseguito nel 1948 con La Philosophie en Orient, Henry Corbin (1903-1978) attribuisce un “particolare valore”. Trascendendo il livello delle determinazioni geografiche e storiche, il concetto di Eurasia viene a costituire la "metafora dell'unità spirituale e culturale da ricomporre al termine dell'età cristiana ed in vista dell'oltrepassamento degli esiti di questa" Tali sono, quanto meno, le conclusioni di uno studioso che nell'opera corbiniana ha evidenziato le indicazioni idonee a fondare "quella grande operazione di ermeneutica spirituale comparata, ch'è la Cerca d'una filosofia - anzi: d'una sapienza - eurasiatica". In altri termini, la stessa categoria geofisica di "Eurasia" altro non sarebbe che la proiezione di una realtà geosofica connessa all'Unità originaria, poiché "l'Eurasia è, nella percezione interiore, nel paesaggio dell'anima o di Xvarnah ("Luce di Gloria", nel lessico mazdaico), la Cognitio Angelorum, l'operazione autologica dell'Anthropos Téleios; o anche, infine, l'unità fra Lumen Naturae e Lumen Gloriae. Di qui la possibilità d'accostare l'Eurasia interiore alla conoscenza immaginale della Terra come Angelo".

Esploratori dello spirito eurasiatico/Scontro di civiltа o sinergia euro-islamica?

R. - Affermando che dai "medaglioni" contenuti in questo libro emerge chiara l'unitа del Continente eurasiatico, lei ha individuato correttamente lo scopo del libro. Proseguendo un tentativo giа iniziato da tempo e documentato da libri come Imperium e L'unitа dell'Eurasia, ho cercato di mostrare come la varietа delle forme di cultura nate e fiorite nel nostro Continente manifesti una vera e propria continuitа geoculturale, dall'Irlanda al Giappone. Con Esploratori del Continente il tentativo si articola attraverso i profili di personalitа intellettuali che hanno operato in diversi campi: nella filosofia, nell'orientalistica, nella storia delle religioni e nella storia dell'arte.

Nemico sia delle astrazioni mondialistiche sia del "carnevale nazionalista", Friedrich Nietzsche и senza dubbio una figura esemplare di quella razza d'uomini che egli stesso definiva come "buoni Europei". Tuttavia l'orizzonte geoculturale del grande Inattuale non era imprigionato fra l'Atlantico e gli Urali, tant'и vero fin dalla Nascita della tragedia egli afferma la complementaritа dell'Europa e dell'Asia, mentre in Al di lа del bene e del male possiamo leggere che l'Europa non и se non una "penisoletta avanzata" dell'Asia. Se in un libro uscito in Francia parecchi anni fa mi ero soffermato in particolare sull'interesse di Nietzsche per l'Islam ("religione affermativa" da lui contrapposta al cristianesimo), adesso ho completato il giro d'orizzonte effettuato da Nietzsche sul paesaggio spirituale eurasiatico, mostrando come nella sua opera si manifestino influenze provenienti dalla Persia e dall'India.

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