Il Multipolarismo tra insidie della strategia non polare e Quarta Teoria Politica

Le insidie della Guerra culturale nella simmetria della Terza fase

    «La chiave per far convivere le differenze è il multipolarismo in ogni ambito – geopolitico, culturale, assiologico, economico, e così via. Il fondamentale concetto di nous (intelletto), sviluppato dal filosofo greco Plotino, corrisponde al nostro ideale. L’intelletto è uno e molteplice allo stesso tempo, perché ha in sé molteplici differenze – non è uniforme o una amalgama, ma composto da molte parti, ciascuna con le sue peculiarità. Il mondo del futuro dovrebbe essere noetico in qualche modo – caratterizzato dalla molteplicità; la diversità dovrebbe essere percepita come la sua ricchezza e il suo tesoro, e non come causa di inevitabile conflittualità: molte civiltà, molti poli, molti centri, molti sistemi di valori sullo stesso pianeta e all’interno della stessa umanità. Molti mondi». [1]

    Rainaldo Graziani, in un’intervista del 18 settembre del corrente anno 2023 rilasciata sul canale YouTube di Fratria Altotiberina, Comunità Organica di Destino coordinata dal consimile Augusto Bianconi, ha affermato con chiarezza che la Terza Fase della Guerra Culturale tra la visione multipolare e quella ormai “non più polare” o meglio “non-polare” – ossia quella delle ONG, del mainstream e dei poteri economici finanziari multinazionali che con il loro network planetario bypassano la sovranità nazionale degli Stati e condizionano le politiche dei governi legittimamente eletti – ha raggiunto il “livello di  insidia” per cui lo slancio verso un futuro diverso di pace, di prosperità e di accordo tra i Popoli e le Nazioni presenti sul pianeta Terra “potrebbe essere annacquato” dalla strategia del Potere globale, riducendo il multipolarismo stesso nel campo dei sospiri di chi ci ha provato ma infine è stato vinto o, peggio, stravolgendone il contenuto teorico metapolitico secondo una strategica eterogenesi dei fini a favore dello stesso Potere non-polare.

    Dopo aver ricordato che le due fasi precedenti della Guerra Culturale erano asimmetriche, ossia la Prima Fase data dall’occultamento del Potere nei confronti dell’Idea multipolare, nonché la Seconda Fase attivata quale derisione, calunnia e menzogna mediatiche del Potere nei confronti della Visione multipolare, Graziani afferma che l’implemento, lo svelamento e l’accelerazione planetaria della Terza Fase della Guerra Culturale in cui il multipolarismo arriva a contendere simmetricamente a livello globale con il non-polarismo, si ha con l’inizio dell’Operazione Militare Speciale della Federazione Russa in Ucraina a difesa delle popolazioni russofone del Donbass, proseguendo poi in modo spedito con l’estensione dell’alleanza economica finanziaria del BRICS ad altri importanti paesi del globo terracqueo, in chiave di leva atta a scardinare la potenza del dollaro statunitense e il suo dominio globale sulle economie dei Paesi sovrani. Infine, come abile giocatore di Ramino che non vuole svelare le sue carte e vuole chiudere in mano la partita, Graziani lascia sospeso il discorso rispetto al “Che fare?” di leniniana memoria chiudendo così la sostanza della sua intervista…

    Questo finale aleatorio e en tranchant da parte del Graziani che lascia spazio alla riflessione sull’insidiosità della Terza Fase della Kulturkampf, crea un vuoto che si riempie di recenti memorie, di fallimenti epocali, di sogni delusi, di accerchiamento e progressiva neutralizzazione da parte del Potere di una realtà nata nell’alveo della Tradizione popolare dell’Italia del Nord quale espressione politica sostanzialmente dotata di una weltanschauung mitteleuropea, la quale verrà poi disossata fino al midollo del suo sogno metapolitico. Parliamo qui di una realtà politica – quella della Lega Nord – che partirà molto bene fino a degradare e poi a spiaggiarsi nei meandri del potere centralista con un’esperienza di governo di centro-destra prima berlusconiana, poi contiana e attualmente meloniana, agli antipodi della sua iniziale vocazione politica e metapolitica.

  Le conseguenze politiche di tale accerchiamento le vediamo nel lento ma inesorabile degrado che vede la Lega Nord, una volta separata definitivamente dalla lucidità geopolitica e dal realismo politico federalista del suo mentore il Prof. Gianfranco Miglio, scendere un lento e inesorabile declivio: dal secessionismo armato “dei bergamaschi che scenderanno dalle Valli per creare la Padania” di bossiana memoria con gli annessi riti neoceltici alle fonti e alle rive del fiume Po che persino l’avvocato Gianni Agnelli volle vedere di persona scendendo col suo elicottero al Pian del Re sul Monviso, al federalismo geopolitico di Miglio sulle tre macroregioni, al riduzionismo compromissorio del federalismo fiscale ai tempi di Berlusconi, all’estensiva compromissoria realpolitik della Lega a livello nazionale con la Lega Salvini premier, per infine arrivare all’autentica elemosina dell’autonomia regionale differenziata all’interno di uno Stato che vuole restare ancor oggi sostanzialmente centralista con una possibile mutazione presidenzialista. Un Ritorno al reale, questo da parte della Lega dopo un lungo sogno di mezza estate? No! Al di là della fattibilità politica di una Padania statuale in un contesto strategico di asservimento atlantista dell’Italia agli USA e alla NATO, la parabola politica discendente della Lega ci insegna a riflettere sulla realtà dell’insidiosità globale da parte del Potere non polare nei confronti di una sua occulta volontà di accerchiamento del multipolarismo.

    Insidiosità e accerchiamento a maggior ragione presenti dove esistono eterogeneità e presenze di uomini e parlamentari legati al Potere, rappresentanti della Prima Teoria Politica, quella dominante e postmoderna dell’ultimo liberalismo ossia dell’Illuminismo nero. Presenze abilmente mescolate a persone rette e dai principi sani della Tradizione che nel comitato Fermate la Guerra e nel Forum dell’Indipendenza Italiana influenzeranno certamente in modo negativo un futuribile Movimento per l’Italia guidato dalla presunta buona fede di Gianni Alemanno. Ma si sa, con la scusa di fermare la guerra, un papocchio all’italiana, ultimo in ordine di tempo non poteva mancare, perché non essendoci da parte di molti una chiara idea di cosa sia in realtà il multipolarismo se non uno slogan che ricorda gli epici strali di Pace e Progresso dei Popoli lanciati dal sovietico Peppone, personaggio chiave dei memorabili romanzi di Giovannino Guareschi nei volumi di Don Camillo, ci troveremo sicuramente davanti ad un nuovo movimento politico parlamentare capace di fare incetta tra i delusi di Lega e FDI, ennesimamente gestito dal Potere globalista tra rinfreschi e pasticcini natalizi di quel romanesco “volemose bene che poco ce costa” con lo specifico mandato d’oltreoceano di annacquare la grandezza dell’Idea multipolare e di deludere per l’ennesima volta chi ha creduto in un’Europa migliore, organica, dei Popoli e delle Nazioni.

  La tecnica del Potere rimane sempre la stessa, non è sostanzialmente cambiata e s’è affinata nel corso dei decenni con l’introduzione sempre più capillare della guerra psicologica, abile creatrice di PsyOp ad usum delphini. L’intento del Potere, quindi, resta invariato come per la progressiva dissoluzione della Lega Nord: prima si presentarono, poi sembravano innocui, poi dialogarono, poi presero potere nei punti chiave e infine spolparono e smidollarono il Partito del Carroccio. Plinio Correa De Oliveira, magistrale filosofo politico controrivoluzionario del XX secolo, applicandola alla crisi della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, identifica questa particolare tecnica di guerra psicologica col nome di Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo. [2]

Idea Multipolare e Quarta Teoria Politica

  «L’unica alternativa plausibile, ad oggi, è da ricercarsi nel contesto di un mondo multipolare. Il multipolarismo può garantire ad ogni paese e civiltà del pianeta il diritto e la libertà di sviluppare il proprio potenziale, di organizzarsi al proprio interno a seconda dell’identità della sua cultura e del suo popolo, di proporre un fondamento accettabile per un sistema di relazioni internazionali giuste e bilanciate tra le nazioni del mondo. Il multipolarismo dovrebbe essere basato sul principio di equità tra le diverse organizzazioni politiche, sociali ed economiche delle varie nazioni. Il progresso tecnologico e la crescente apertura dovrebbe promuovere il dialogo tra popoli e nazioni e la loro prosperità, ma al tempo stesso non deve mettere in pericolo le loro identità. Le divergenze tra le civiltà non devono necessariamente culminare in uno scontro inevitabile – contrariamente a quello che pensano, semplicisticamente, alcuni autori americani. Il dialogo –  anzi, piuttosto, polilogo – è una possibilità realistica che tutti dovremmo esplorare». [3]

    Il Multipolarismo è l’espressione geopolitica e il frutto strategicamente più riuscito della Quarta Teoria Politica. L’Idea multipolare erompe nella realtà dell’unipolarismo “polare” a trazione USA/NATO e a quello “non polare” del Potere globalista finanziario e multinazionale dei signori dell’oro e del male di Davos, come l’esigenza concreta di almeno quattro quinti dei Popoli presenti sul Pianeta e in alcuni casi dei loro governi di non accettare il diktat di omologazione politica, culturale, etica ed economica imposta loro dal mainstream del Pensiero Unico, propositore di una violenta Fine della Storia e della forzata dimenticanza delle radici etniche, spirituali e culturali dei Popoli. Una strategia, questa, finalizzata a trasformare Persone e Popoli in masse anonime di individui consumatori, come ci ha insegnato Zygmunt Bauman nei suoi innumerevoli libri.

  Possono esistere molti modi di concepire il multipolarismo o, peggio, di non conoscerlo affatto e di parlarne a vanvera da parte di una classe politica e di soggetti legati al pacifismo delle ONG che della stessa politica ne hanno perso sia l’abbecedario sia la comprensione profonda sia la sua peculiarità finalità legata al bene comune e alla comunione tra i Popoli, e non certo alla spartizione familiare e alla lottizzazione del potere, nonché in politica estera al dominio predatorio e al saccheggio selvaggio degli stessi Popoli con la scusa del mercato globale, della supremazia nazionale, del razzismo etnico-razziale, del totalitarismo liberale o di quello marxista-leninista.

  Non esiste tuttavia vero multipolarismo senza conoscenza della Quarta Teoria Politica da cui lo stesso multipolarismo è stato filosoficamente, metapoliticamente e geopoliticamente generato, coi suoi fondamenti tradizionali tipici della Russia cristiano-ortodossa. Fondamenti costituiti da pacifica convivenza civile, misericordia, tolleranza. Valori questi che vengono tutt’oggi declinati dalla Quarta Teoria Politica nell’Idea Eurasiatista di Impero multietnico e multiconfessionale, già storicamente realizzato nella visione della Terza Roma, la quale trova ascendenza storica e vantaggio politico dall’intelligente e innovativa strutturazione della società russa e statuale degli Zar, dotata di una mens di connubio politico tramandata sia dall’esperienza di governo dell’Impero di Costantinopoli sia dalla dominazione dell’Impero mongolo di Gengis Khan. Da questa visione interna tradizionale dello Stato Russo, oggi il compito dell’Eurasiatismo è quella di saperla trasfondere, proporre e comunicare ad hoc – coi dovuti distinguo e nel pieno rispetto delle diversità storiche e culturali – ad ogni Civiltà-Stato ancora presente nel mondo contemporaneo, soprattutto attraverso l’operazione filosofica e metapolitica di Aleksandr Dugin che è riuscito a diffondere l’Idea Eurasiatista ai quattro angoli del Pianeta e a creare un conseguente network metapolitico planetario.

  Quindi, parlare di multipolarismo al di fuori dell’Idea Eurasiatista, significa rimanere sull’epidermide di un problema mondiale il cui cuore invece e la cui risoluzione consistono nella volontà di cambiamento di paradigma che si verificherà solamente allontanandosi definitivamente dalle strutture e dai modelli delle azzardate prometeiche mutazioni antropologiche avvenute nel corso della Modernità e che attualmente continuano con il transumanesimo dell’attuale deriva postmoderna, a favore di un nuovo inizio della Tradizione che non è certamente un ritorno al Premoderno, ma che consiste nella riattivazione di una condizione antropologica di perennità ossia secondo natura in cui Dio e l’anima, l’Essere e l’Esser-ci individuale e collettivo tornino ad essere il fondamento delle stesse Civiltà presenti sulla Terra.

Aporie presenti nella realizzazione del Multipolarismo

  Nonostante una visione chiara dell’Idea multipolare eurasiatista scaturita dalla Quarta Teoria Politica, la quale mette al riparo da possibili fraintendimenti culturali, da riduzionismi di ordine pragmatico politico e da mancata conoscenza basata su slogan mediatici e di convenienza politica, tuttavia una nostra personale riflessione nonché la stessa ortodossia del Pensiero Eurasiatista, rilevano almeno due aporie nella piena realizzazione a livello globale geopolitico del Multipolarismo che sicuramente potranno inficiare la stabilità a medio e lungo termine del nuovo ordinamento mondiale che scaturirà da esso, mentre il crollo progressivo dell’unipolarismo americano come mancato compimento del suo New World Order appaia sempre più evidente.

    La prima importante aporia che vogliamo qui evidenziare, è legata a una concezione esclusivamente pragmatica del multipolarismo, inteso dalle grandi potenze mondiali anti-americane solo come alleanza strategica e a medio termine per uscire dalla stretta mortale attuale dell’unipolarismo yankee. Il pericolo di tale mens se si verificherà, sarà quello non tanto di un ritorno alla realtà unipolare o peggio non-polare, ma sarà quello di sfociare sicuramente in una serie infinita di conflitti geopolitici regionali basati sul controllo delle risorse energetiche, come dimostrato ampiamente dall’attuale stato di lottizzazione del continente africano, al di là della perdente e aggressiva presenza francese, del sincero tentativo della Russia di stabilire relazioni paritarie coi propri partners africani, dell’atteggiamento della Cina che in Africa sta investendo parecchi miliardi di dollari e sembra volere in cambio una morbida subordinazione politica degli stessi partners alle sue politiche internazionali. La presente aporia viene anche sottolineata perfettamente dal Prof. Dugin nel seguente stralcio del paragrafo L’Idea multipolare del volume la Quarta Teoria Politica, nonostante egli preferisca questa futura e possibile incongruenza all’attuale opprimente egemonia unipolare. Vista la sua importanza visionaria, citiamo quasi per intero il medesimo paragrafo, evidenziando in neretto il pezzo che più ci interessa:

  «L’idea di un mondo multipolare, in cui i poli saranno tanti quanti le civiltà, consente di proporre all’umanità un’ampia scelta di paradigmi alternativi culturali, sociali e spirituali. Avremo un modello che garantirà concretamente l’“universalismo regionale” nei “grandi spazi”, cosa che attribuirà a grandi aree e a rilevanti segmenti dell’umanità una dinamica sociale che non si può ignorare, caratteristica della globalizzazione e dell’apertura, ma priva di quelle conseguenze negative e di quei fallimenti che la globalizzazione ha trasposto su scala mondiale. Inoltre, in un sistema simile, il regionalismo e l’elaborazione autonoma e indipendente di comunità locali, etniche e religiose possono svilupparsi a tutta velocità, dal momento che la pressione caratteristica dei governi nazionali si indebolisce notevolmente (lo vediamo nell’Unione Europea, dove l’integrazione facilita considerevolmente lo sviluppo di comunità locali e delle cosiddette “euroregioni”). Inoltre potremo almeno risolvere la contraddizione fondamentale tra esclusivismo e inclusivismo dell’identità “imperiale”: il pianeta si presenterà non come un’unica oecumene (con il “razzismo culturale”, connaturato a questa unicità, che si manifesta nella distribuzione dei titoli di “nazioni civilizzate”, contrapposte ai “barbari” e ai “selvaggi”) ma come alcune “oecumeni”, alcuni “paradisi” dove vivranno fianco a fianco al loro ritmo, nel loro contesto, al loro tempo, con la loro coscienza e con il loro inconscio, non una sola, ma varie umanità. È impossibile prevedere come si svilupperanno le relazioni tra loro. Di certo ci saranno tanto dialoghi quanto conflitti, ma qualcos’altro sarà più importante: la storia continuerà, e usciremo da quel cul- de-sac storico in cui ci ha incastrato la fede acritica nel progresso, nella razionalità e nel graduale sviluppo dell’umanità. (…) Ma perché il disegno del multipolarismo possa realizzarsi, dobbiamo ancora sopportare parecchie rappresaglie. E in primo luogo è necessario avere la meglio sul nemico principale: la globalizzazione, il tentativo del polo atlantico occidentale di imporre la propria egemonia unipolare su tutte le nazioni e i paesi del mondo. Nonostante le profonde osservazioni delle migliori menti intellettuali, molti rappresentanti dell’establishment politico degli USA continuano ad usare, come prima, il termine “civiltà” al singolare, intendendo con esso la civiltà americana. Questa è la vera sfida a cui tutte le nazioni della Terra – e soprattutto i Russi – devono dare una risposta adeguata». [4]

  La seconda aporia, a nostro modesto avviso la più importante e la più pericolosa perché concerne come possibilità una futura mancata realizzazione o un possibile crollo storico del Progetto multipolare mondiale appena realizzato per mancanza di solide fondamenta filosofiche, riguarda invece l’adesione o meno delle Civiltà-Stato ai fondamenti della Quarta Teoria Politica. Quindi, al cambio di paradigma necessario ad attuare un Multipolarismo che si presenti consolidato e storicamente stabile, attraverso il definitivo superamento e allontanamento dalle ideologie della Modernità ossia dell’Illuminismo nero liberale (Prima Teoria Politica), del marxismo-leninismo (Seconda Teoria Politica), del revanscismo sempre presente di fenomeni politici transeunte di tipo neonazista (Terza Teoria Politica) manovrati dal potere USA/NATO come avviene oggi in Ucraina, nonché dell’attuale fase “non-polare” postmoderna, a favore di un nuovo inizio delle Civiltà tradizionali.

  Dunque, sinceramente e in modo pratico ci chiediamo: se anche vincesse Trump alle prossime elezioni e, per assurdo, gli americani ritrovassero progressivamente la fede in Dio oltre al patriottismo sconfiggendo l’Illuminismo nero, avranno essi volontà di disintossicarsi progressivamente dall’ideologia dell’individualismo capitalista a favore di una società aperta alla solidarietà sociale? Ancora: la Cina, la Corea del Nord, il Vietnam e gli altri stati satellite di impronta comunista, saranno in grado di superare il maoismo e le altre vie nazionali al socialismo per ritrovare nel confucianesimo, nel taoismo, nel buddhismo e in altre filosofie facenti parte delle loro tradizioni culturali i fondamenti di un’autentica libertà religiosa, individuale e sociale, da associare a forme di solidarietà sociale in loro già costituzionalmente consolidate, rinunciando alla statualità onnipresente, alla persecuzione politica e religiosa e alla tentazione di esportare con la forza delle armi l’ideologia comunista in ogni angolo del Pianeta?

  Questi, sono interrogativi geopolitici a cui non ci si può assolutamente sottrarre né sfuggire, se vogliamo affrontare un duraturo futuro di pace basato sull’Idea multipolare eurasiatista, la quale in quanto realizzazione pragmatica della Quarta Teoria Politica che non è una ideologia, ha però profondi fondamenti di ordine teologico e filosofico per i quali Dio, l’Essere che si rivela nell’Imperium e nell’autocrazia del suo Katechon sono posti come condizione portante del nuovo mondo che verrà, quello di un nuovo inizio della Tradizione e che per questo motivo vincola gli eurasiatisti a pregare perché Dio stesso illumini i cuori di questi Popoli e produca nei loro governanti la grazia della conversione alla Verità del Logos eterno.

  Chiudiamo questo articolo con un’affermazione di ordine strategico e pragmatico fatta da Aleksandr Dugin, il quale tracciando un nuovo orizzonte ideale e concettuale nei rapporti culturali e interpersonali tra gli appartenenti alle prime tre Teorie Politiche che sono transitati nella Quarta Teoria Politica, tende a stabilire una cooperazione fattiva sia interna sia internazionale. Tale cooperazione potrebbe in parte attenuare le difficoltà rappresentate dalle due aporie sopra descritte, mettendo il Movimento Internazionale Eurasiatista in condizione di leadership educativa e formativa nei confronti di quelle governance asiatiche e di quei movimenti di liberazione latinoamericani che ancora fanno fatica ad oltrepassare il guado rappresentato dall’ideologia marxista-leninista, creduta come unica possibile alternativa per combattere e sconfiggere il globalismo liberale:

  «Dobbiamo quindi trovare un nuovo nome per questo tipo di ideologia, e la Quarta Teoria Politica è un nome appropriato. Non ci dice che cosa questa teoria sia, ma piuttosto ciò che non è. È una sorta di invito ed appello, piuttosto che un dogma. Dal punto di vista politico, abbiamo un fondamento interessante per una cooperazione consapevole tra sinistra radicale e Nuova Destra, oltre che con altri movimenti religiosi e anti-moderni, come gli ecologisti e i “Verdi”, ad esempio. L’unica cosa su cui è opportuno insistere nel tracciare un simile sentiero di cooperazione è la dismissione dei pregiudizi anti-comunisti e anti-fascisti. Questi pregiudizi sono gli strumenti per mezzo dei quali liberali e globalisti tengono divisi i loro nemici. Perciò dobbiamo ripudiare con forza tanto l’anticomunismo quanto l’antifascismo. Entrambi sono strumenti controrivoluzionari nelle mani dell’élite globale liberale. Allo stesso tempo, dobbiamo opporci a ogni genere di conflitto tra le varie credenze religiose – musulmani contro cristiani, ebrei contro musulmani, musulmani contro indù, e così via. Le guerre e le tensioni interconfessionali fanno il gioco del reame dell’Anticristo, che mira a separare le religioni tradizionali allo scopo di imporre la sua pseudo-religione, la sua parodia escatologica. Di conseguenza, dobbiamo unire la Destra, la Sinistra e le religioni tradizionali di tutto il mondo in uno sforzo comune contro il nemico comune. La giustizia sociale, la sovranità nazionale e i valori tradizionali sono i tre principi fondamentali della Quarta Teoria Politica. Non è facile riunire sotto un unico stendardo un’alleanza così composita, ma dobbiamo provare se vogliamo sopraffare il nostro nemico. In Francia c’è un detto di Alain Sorai: “La droite des valeurs et la gauche du travail”, che in italiano suona come: “La destra sociale e la sinistra identitaria”. Potremmo proseguire e tentare di definire il soggetto, l’attore della Quarta Teoria Politica. Nel caso del comunismo, il soggetto principale era la classe (sociale). Nel caso dei movimenti che propugnano la Terza Via, il soggetto principale era la razza o la nazione. Nel caso delle religioni, è la comunità dei fedeli. Come può la Quarta Teoria Politica affrontare questa diversità e divergenza di soggetti? Noi proponiamo, come suggerimento, che il soggetto principale della Quarta Teoria Politica potrebbe essere individuato nel concetto heideggeriano di Dasein. È un’istanza concreta ma estremamente profonda, che potrebbe rappresentare il denominatore comune per un’elaborazione ontologica ulteriore della Quarta Teoria Politica. Ciò che è cruciale è la riflessione sull’autenticità o la non-autenticità dell’esistenza del Dasein. La Quarta Teoria Politica insiste sull’autenticità della sua esistenza. Così rappresenta l’antitesi ad ogni genere di alienazione sociale, economica, nazionale, religiosa o metafisica. Ma il Dasein è un’istanza concreta. Ogni individuo e ogni cultura ha il suo Dasein. Essi differiscono tra loro, ma sono sempre presenti. Accettando il Dasein come soggetto della Quarta Teoria Politica, siamo pronti a progredire verso l’elaborazione di una strategia comune nel processo di creazione di un futuro che si attagli alle nostre esigenze e alle nostre visioni. Valori come la giustizia sociale, la sovranità nazionale e la spiritualità tradizionale possono servirci come fondamenta». [5]

A laude di Cristo.

 

[1] Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, p. 295.

[2] Cfr. il volume di Plinio Correa De Oliveira, Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo. Note sulla guerra psicologica contro i cattolici, Editoriale il Giglio, Napoli 2012.

[3] Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, p. 344.

[4] Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, pp. 166-168.

[5] Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, pp. 293-295.