L’antiglobalismo come fenomeno

Consideriamo il fenomeno dell’antiglobalizzazione, cioè il movimento contro la globalizzazione. A volte si usa il termine “alterglobalismo” o “alterglobalizzazione” per definirlo. Il prefisso latino “alter” significa “altro”. Per “alterglobalismo”, quindi, si intende una critica e un rifiuto del globalismo attuale e una proposta di adottare e costruire un altro globalismo al suo posto. Cosa si intende per “un altro globalismo”, lo esamineremo ora.

Katechon e Antikeimenos, la battaglia geopolitica dello Spirito

Quella che è in atto non è una guerra cominciata poche ore, né un botta e risposta fra nazioni già in conflitto da anni. Stiamo assistendo ad uno scontro fra due visioni del mondo: da un lato, la visione postmoderna, tecnofluida, dell’impero materiale, della democrazia importata con le bombe, del dirittoumanesimo colorato che si rivela tirannia, dei big tech e dei big pharma, della distruzione delle identità e dell’asservimento delle masse alle élite oligarchiche di potere, il Great Reset; dall’altra, la visione che afferma l’autodeterminazione, la libertà, le identità di ciascun popolo, la Tradizione, i diritti ontologicamente fondati, l’indipendenza finanziaria, la politica volta al bene comune, il grande Risveglio. È uno scontro apocalittico, intrinsecamente escatologico, e non capire la portata metafisica di questa battaglia significa mancare il cuore di ciò che sta avvenendo.

Cina e Russia i bastioni del mondo multipolare che rompe con il dominio degli Stati Uniti

Come afferma il filosofo e analista politico russo Aleksandr Dugin, il mondo unipolare, l’ideologia globalista e l’egemonia occidentale stanno crollando e gli Stati Uniti non vogliono restare a guardare. Washington è disposta a intraprendere qualsiasi azione per impedire che ciò accada. Così è sorto il problema dell’Ucraina quando gli Stati Uniti hanno dichiarato una “imminente invasione russa”.

La condizione postmoderna in Alexandr Dugin

La necessità di dare una risposta alla decadenza dell’Europa impone a ogni tipo di contro-cultura di setacciare tutte le possibilità date dalla storia, dalla geografia e dal pensiero europei, per dare forma a nuove idee, nuove soluzioni, o come meglio si dice, “nuove sintesi” di antichi valori. Il fine è quello di rimettere in piedi a qualunque costo una civiltà disintegrata in maniera pressoché irreversibile dall’egemonia politica delle corrosive “sinistre” cosmopolite.

Sul realismo speculativo

Oggi ci dedicheremo alla filosofia contemporanea, più precisamente al realismo speculativo e all’ontologia orientata agli oggetti. A mio avviso, si tratta di una questione molto importante. Devo ammettere di non aver interpretato del tutto correttamente il realismo speculativo, a cominciare da Quentin Meillassoux.

Le tecnologie politiche sono la vera minaccia per la Russia

Nella nostra politica [della Russia, N.d.T.], l’approccio tecnico o tecnologico politico ha raggiunto un punto critico, iniziato negli anni ’90, ma, curiosamente, in parallelo ai cambiamenti fondamentali avvenuti in Russia dall’epoca Putin, quando quasi tutto è cambiato, e la rotta liberal-occidentale è stata sostituita da una sovrana-patriottica; allora, la politica russa ha continuato ad essere puramente tecnologica, sempre di più, ad ogni livello.

GEOPOLITICA DEL DRAGHISMO

Questi eventi non possono essere compresi appieno senza tenere in considerazione il particolare contesto geopolitico nel quale si verificarono. Di fatto, si tratta dell’era del trionfo unipolare nordamericano, in cui alla politica italiana non poteva più essere concesso alcun margine di autonomia strategica (si pensi alla moderata politica filoaraba di molti governi della suddetta Prima Repubblica).

Il trattato di Westphalia

Tutti coloro che hanno studiato, nel modo più superficiale, le Relazioni Internazionali sappiano che l’ordine mondiale nel quale viviamo ancora si chiama “ordine Westfaliano”. Questa espressione è diventata comune, ma vale ancora la pena ricordare che cos’è esattamente il Trattato di Versailles, concluso il 24 ottobre 1648.

Teatro o terra

Il 27 ottobre può essere considerata la data dell’apparizione del teatro in Russia. In quel giorno, nel 1672, la prima rappresentazione ebbe luogo nel Komedialnaya Khoromina, il primo edificio della Russia, costruito appositamente per le rappresentazioni teatrali nei pressi di Mosca a Preobrazhensky per decreto dello zar Aleksej Mikhailovic. Gli attori vennero reclutati tra i tedeschi del sobborgo tedesco e lo spettacolo era in tedesco, basato su una storia biblica nell’interpretazione luterana.

Soçi görüşmesinin perde arkasını anlattı

Soçi’de yapılan son görüşmeye dair arka plan bilgilerine vakıf olduğunu aktaran Dugin “O gün Erdoğan ve Putin dünya dengeleri açısından hangi tarafta yer alacaklarını konuştu ve aldıkları kararı paylaştı. Kürt haritasından Kırım’a, Afganistan’dan Libya’ya, Kafkaslardan Suriye’ye tüm alanlara ilişkin hayati konularda kendi kırmızı çizgilerini çizdi. Başta İdlib olmak üzere birçok konuda uzlaştıklarını söyleyebilirim. Ancak bu tarihî buluşmada konuşulanların önemli bir kısmı sır olarak kalacak. Biz sadece sahada yansımalarını göreceğiz’’ dedi.
Putin’in dış politikasını belirleyen isimlerden Aleksandr Dugin, ABD’nin Suriye’den çekileceğini ve bunun kademeli olarak gerçekleşeceğini anlattı. Amerika’nın çekilmesi ile tüm meselelerin hallolmayacağı görüşünü dile getiren Dugin “ABD çekilse bile kriz üretmeye devam edecek. Bu noktada tek belirleyici unsur Rusya, Türkiye ve İran’ın tutumu olacak” diye konuştu.

Il destino della sesta colonna: quando si compirà?

Avrete probabilmente notato che in Russia la campagna contro la quinta colonna liberale sta gradualmente prendendo slancio. Ciò è legato al consolidamento dello status degli agenti esteri per una serie di media e singoli dati. Le autorità ricorrono sempre più a una classificazione del tutto giustificata di una serie di gruppi liberali e filo-occidentali che agiscono attivamente per destabilizzare la società come estremismo. Quelli che per decenni sono riusciti a farla franca con Navalny, Roman Dobrokhotov e altre figure radicali antistatali stanno finalmente cominciando a qualificarsi correttamente, come un crimine. Lavorare per il crollo del proprio paese nell’interesse delle potenze nemiche è, ovviamente, un crimine, in tutti i sensi, e deve essere seguita da una punizione. La punizione è finora la più mite – ad esempio, l’obbligo per le spie di portare un cartello speciale. Molti pensano che sia tutto per le elezioni, forse, ma le elezioni sono frequenti nel nostro Paese, per questo la pressione sulla quinta colonna sta crescendo.

Mali: il destino della Grande Africa

Il 22 settembre è il giorno dell’indipendenza dello stato africano del Mali. Nell’antichità, dal XIII secolo, un vero e proprio impero africano si formò sul territorio di questo stato, il cui nome deriva dal popolo Malinke, che fa parte del gruppo Mande delle tribù dell’Africa occidentale. In precedenza, questa zona era dominata dal potere del popolo del Ghana, ma dopo il suo declino l’iniziativa è passata al Mali. Il fondatore dell’impero del Mali è considerato il leggendario sovrano di Sundyatta Keita, sul quale fu composta l’intera epopea Sundiata.

Panafricanismo in movimento

Oggi, il colonialista moderno ha capito che per mantenere la sua supremazia deve portare le ONG “talassocratiche” apolidi in Africa che seguono un’agenda ultra-globalista al fine di introdurle nelle società tradizionaliste africane ultramillennarie (impregnate nella Tradizione primordiale), per cooptare la radicata società civile autoctona e convincerla che la modernità occidentale (che non è altro che l’illustrazione di un concetto metafisico induista sviluppato da Réné Guénon, concetto conosciuto sotto il nome di ”kali yuga”, vale a dire l’età oscura del disordine, del materialismo, dell’individualismo, dell’anti-Messia) sia la loro salvezza, e che tutto ciò che sia affiliato ai loro valori tradizionali sia nichilista (nichilista per chi?) dev’essere sconfitto o demonizzato. In breve, che l’El Dorado sia l’Occidente.

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