La condizione postmoderna in Alexandr Dugin

La necessità di dare una risposta alla decadenza dell’Europa impone a ogni tipo di contro-cultura di setacciare tutte le possibilità date dalla storia, dalla geografia e dal pensiero europei, per dare forma a nuove idee, nuove soluzioni, o come meglio si dice, “nuove sintesi” di antichi valori. Il fine è quello di rimettere in piedi a qualunque costo una civiltà disintegrata in maniera pressoché irreversibile dall’egemonia politica delle corrosive “sinistre” cosmopolite.

Sul realismo speculativo

Oggi ci dedicheremo alla filosofia contemporanea, più precisamente al realismo speculativo e all’ontologia orientata agli oggetti. A mio avviso, si tratta di una questione molto importante. Devo ammettere di non aver interpretato del tutto correttamente il realismo speculativo, a cominciare da Quentin Meillassoux.

Le tecnologie politiche sono la vera minaccia per la Russia

Nella nostra politica [della Russia, N.d.T.], l’approccio tecnico o tecnologico politico ha raggiunto un punto critico, iniziato negli anni ’90, ma, curiosamente, in parallelo ai cambiamenti fondamentali avvenuti in Russia dall’epoca Putin, quando quasi tutto è cambiato, e la rotta liberal-occidentale è stata sostituita da una sovrana-patriottica; allora, la politica russa ha continuato ad essere puramente tecnologica, sempre di più, ad ogni livello.

GEOPOLITICA DEL DRAGHISMO

Questi eventi non possono essere compresi appieno senza tenere in considerazione il particolare contesto geopolitico nel quale si verificarono. Di fatto, si tratta dell’era del trionfo unipolare nordamericano, in cui alla politica italiana non poteva più essere concesso alcun margine di autonomia strategica (si pensi alla moderata politica filoaraba di molti governi della suddetta Prima Repubblica).

Il trattato di Westphalia

Tutti coloro che hanno studiato, nel modo più superficiale, le Relazioni Internazionali sappiano che l’ordine mondiale nel quale viviamo ancora si chiama “ordine Westfaliano”. Questa espressione è diventata comune, ma vale ancora la pena ricordare che cos’è esattamente il Trattato di Versailles, concluso il 24 ottobre 1648.

Teatro o terra

Il 27 ottobre può essere considerata la data dell’apparizione del teatro in Russia. In quel giorno, nel 1672, la prima rappresentazione ebbe luogo nel Komedialnaya Khoromina, il primo edificio della Russia, costruito appositamente per le rappresentazioni teatrali nei pressi di Mosca a Preobrazhensky per decreto dello zar Aleksej Mikhailovic. Gli attori vennero reclutati tra i tedeschi del sobborgo tedesco e lo spettacolo era in tedesco, basato su una storia biblica nell’interpretazione luterana.

Soçi görüşmesinin perde arkasını anlattı

Soçi’de yapılan son görüşmeye dair arka plan bilgilerine vakıf olduğunu aktaran Dugin “O gün Erdoğan ve Putin dünya dengeleri açısından hangi tarafta yer alacaklarını konuştu ve aldıkları kararı paylaştı. Kürt haritasından Kırım’a, Afganistan’dan Libya’ya, Kafkaslardan Suriye’ye tüm alanlara ilişkin hayati konularda kendi kırmızı çizgilerini çizdi. Başta İdlib olmak üzere birçok konuda uzlaştıklarını söyleyebilirim. Ancak bu tarihî buluşmada konuşulanların önemli bir kısmı sır olarak kalacak. Biz sadece sahada yansımalarını göreceğiz’’ dedi.
Putin’in dış politikasını belirleyen isimlerden Aleksandr Dugin, ABD’nin Suriye’den çekileceğini ve bunun kademeli olarak gerçekleşeceğini anlattı. Amerika’nın çekilmesi ile tüm meselelerin hallolmayacağı görüşünü dile getiren Dugin “ABD çekilse bile kriz üretmeye devam edecek. Bu noktada tek belirleyici unsur Rusya, Türkiye ve İran’ın tutumu olacak” diye konuştu.

Il destino della sesta colonna: quando si compirà?

Avrete probabilmente notato che in Russia la campagna contro la quinta colonna liberale sta gradualmente prendendo slancio. Ciò è legato al consolidamento dello status degli agenti esteri per una serie di media e singoli dati. Le autorità ricorrono sempre più a una classificazione del tutto giustificata di una serie di gruppi liberali e filo-occidentali che agiscono attivamente per destabilizzare la società come estremismo. Quelli che per decenni sono riusciti a farla franca con Navalny, Roman Dobrokhotov e altre figure radicali antistatali stanno finalmente cominciando a qualificarsi correttamente, come un crimine. Lavorare per il crollo del proprio paese nell’interesse delle potenze nemiche è, ovviamente, un crimine, in tutti i sensi, e deve essere seguita da una punizione. La punizione è finora la più mite – ad esempio, l’obbligo per le spie di portare un cartello speciale. Molti pensano che sia tutto per le elezioni, forse, ma le elezioni sono frequenti nel nostro Paese, per questo la pressione sulla quinta colonna sta crescendo.

Mali: il destino della Grande Africa

Il 22 settembre è il giorno dell’indipendenza dello stato africano del Mali. Nell’antichità, dal XIII secolo, un vero e proprio impero africano si formò sul territorio di questo stato, il cui nome deriva dal popolo Malinke, che fa parte del gruppo Mande delle tribù dell’Africa occidentale. In precedenza, questa zona era dominata dal potere del popolo del Ghana, ma dopo il suo declino l’iniziativa è passata al Mali. Il fondatore dell’impero del Mali è considerato il leggendario sovrano di Sundyatta Keita, sul quale fu composta l’intera epopea Sundiata.

Panafricanismo in movimento

Oggi, il colonialista moderno ha capito che per mantenere la sua supremazia deve portare le ONG “talassocratiche” apolidi in Africa che seguono un’agenda ultra-globalista al fine di introdurle nelle società tradizionaliste africane ultramillennarie (impregnate nella Tradizione primordiale), per cooptare la radicata società civile autoctona e convincerla che la modernità occidentale (che non è altro che l’illustrazione di un concetto metafisico induista sviluppato da Réné Guénon, concetto conosciuto sotto il nome di ”kali yuga”, vale a dire l’età oscura del disordine, del materialismo, dell’individualismo, dell’anti-Messia) sia la loro salvezza, e che tutto ciò che sia affiliato ai loro valori tradizionali sia nichilista (nichilista per chi?) dev’essere sconfitto o demonizzato. In breve, che l’El Dorado sia l’Occidente.

Google o la Russia: la scelta è già compiuta

Parliamo di Google. Siamo alla vigilia di un evento molto importante. La rivendicazione di Costantinopoli [sito web di informazione culturale russa, N.d.T.] contro Google e il canale YouTube ha tutte le possibilità di diventare fatale. La Corte russa ha riconosciuto la piena validità della rivendicazione di Costantinopoli e durante questo periodo il Governo ha emesso una serie di decreti ordinando direttamente ai servizi stranieri nelle loro attività in Russia di obbedire alle leggi russe. Ora veniamo alla cosa più interessante: se Google obbedisce, allora le sue attività in Russia saranno completamente controllate dallo Stato; questo significa non solo il ripristino dell’account di Costantinopoli su Google con un milione di iscritti e il risarcimento dei danni. A proposito, Google dovrà ripristinare il mio canale educativo, così come gli account di Katekhon, Geopolitica.ru e tutte quelle risorse che i globalisti, scatenatisi nella loro impunità, hanno demolito senza preavviso

Etnologia e ontologia dei popoli dell’Africa occidentale

Uno dei rami della famiglia Niger-Congolese è il popolo Mande. Le loro lingue differiscono notevolmente per parametri fondamentali dalle altre lingue niger-congolesi, per cui i linguisti le considerano le prime a separarsi dal tronco principale, insieme alle lingue ijo e dagon. Le differenze tra il mande e la struttura stessa della famiglia niger-congolese sono così grandi che ci sono classificazioni che distinguono le lingue mande in famiglie separate.

Lo scontro delle civiltà: il futuro della Storia

La “Storia” ha un futuro? Oppure siamo entrati definitivamente nell’epoca del “senza tempo” che è il tempo lungo dell’ultimo uomo” nicciano come sostiene Fukuyama? Io penso che l’analisi delle vicende geopolitiche mondiali dal 1990 ad oggi ci confermi, Italia esclusa (la nostra nazione conferma al contrario la previsione nichilista di Fukuyama), che la “Storia” con la esse maiuscola si sia rimessa in moto in tutto il mondo reale ma questo dinamismo alla Huntington non sia adeguatamente percepito dalle masse per via dell’altro mondo parallelo oggi dominante: quello della “religione mediatica” per la quale non esiste il corpo né il tempo ma solo la ritualità di massa della fiction.

Fukuyama lo ammette: il mondo unipolare è collassato

Fukuyama nei primi anni ’90 aveva chiaramente fretta di dichiarare la vittoria mondiale del liberalismo e la fine della storia. Più tardi ha corretto la sua posizione. In alcune conversazioni personali con lui, mi sono convinto che egli comprende molti processi mondiali in modo molto realistico e che è capace di ammettere errori nelle sue previsioni – una caratteristica rara tra i politologi narcisisti che commettono errori ogni giorno e questo non fa che renderli ancora più arroganti.

Geopolitica della russofobia: un welfare ibrido

Tutti registrano un’ondata di russofobia. La domanda è: perché ora? Infatti, l’area delle relazioni interetniche è un argomento molto delicato, a volte assume proporzioni catastrofiche, fino a scontri e pogrom, e potrebbe sfociare in una guerra su larga scala; a volte rimane al livello degli scontri quotidiani. In ogni caso, se l’obiettivo è quello di scuotere questa o quella società, allora la sfera delle relazioni interetniche è il mezzo più conveniente, praticamente senza problemi.

La tianxia globalista, il doppio legame e l’irrisolvibile dilemma di Putin

La situazione ideologica in Russia alla vigilia delle elezioni sta diventando sempre più tesa. Il risultato delle elezioni non ha importanza, ma il sistema stesso comincia a tremare non per i rischi incombenti, ma per il fatto di entrare in risonanza per le contraddizioni accumulate in se stesso, che non si riflettono nelle elezioni, ma nel sistema stesso e nella società. Queste elezioni non possono nemmeno fingere di sfogare la loro carica. Il fatto è che non rilasciano nulla. Il vapore si accumula, la struttura comincia a far emergere i tremori interni.

La fuga dall’Afghanistan segna la fine dell’America

Oggi tutti parlano dell’Afghanistan, giustamente. Come abbiamo già in precedenza detto, i talebani banditi dalla Russia hanno preso Kabul e hanno stabilito il loro controllo su quasi tutto il territorio dell’Afghanistan. Il modo in cui gli americani sono fuggiti dal paese, ove in precedenza avevano dedicato tutti i loro sforzi a celebrare la settimana dei transgender e dei pervertiti nella loro ambasciata a Kabul, dimostra che il dominio americano e l’egemonia dell’ideologia liberale stanno crollando.

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