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Caso Dugin

Anche riconoscendo alla definizione l’inevitabile margine di tolleranza proprio delle generalizzazioni mediatiche, no. Nella sua opera più sistematica, “La quarta teoria politica”, Dugin analizza le tre teorie che hanno animato la storia politica del Novecento: liberalismo, comunismo e fascismo/nazional-socialismo, e ne propone una quarta in grado di superarle, dialetticamente, tutte. In un’ottica descrittiva, quindi, non si può ritenere Dugin più “fascista” di un Renzo De Felice. In un’ottica prescrittiva, si scambia per nazismo quello che, alla lontana, può rassomigliare piuttosto a un etno-nazionalismo, nel quale però, a ben vedere, la razza non è affatto l’elemento cardine, e l’accento è piuttosto posto sull’elemento imperiale – e non nazionale/nazionalista! – che caratterizza la Russia.

Il divieto al filosofo russo Dugin è l’ultimo atto di un sistema in agonia

Ecco, l’Università di Messina, nel chiudergli le porte avrebbe «tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore». In pratica, il filosofo russo sarebbe colpevole di credere nelle proprie idee, di aver rivalutato il pensiero di un altro grande, Julius Evola, e soprattutto, di costituire un pericolo per la tranquilla e notoria “pace messinese”, di cui sono senz’altro garanti e difensori i compagni delle associazioni partigiane. Se non fosse tutto vero, sembrerebbe l’incipit di uno spettacolo di cabaret, visto che si sfiora il ridicolo…

Poco male, comunque: nonostante la revoca dell’uso dei locali dell’università l’appuntamento con Dugin si terrà comunque: sarà alle 18,30 non più a Messina ma nella sede del consiglio regionale a Reggio Calabria: si discuterà di geopolitica e della crisi del modello globalista. Insomma, una conferenza che definire pericolosa è divertente e nella quale non c’è alcuna traccia del preteso spauracchio neonazista annunciato dai “partigiani” di casa nostra sempre pronti a dare patenti di fascismo a chiunque sfugga al loro controllo ideologico.

Da Roma è cominciata la morte del globalismo

"È l'idea di un mondo multipolare, dopo quello unipolare che il globalismo di radici anglosassoni vorrebbe continuare a imporre. Putin ha scritto un bell'articolo in cui parla di un filo che unisce Lisbona a Vladivostok".

Idee che coincidono con le sue....

"Non si tratta di indebolire l'Europa come paventa qualcuno. Al contrario: vogliamo un'Europa indipendente che ricostituisca la sua sovranità. La civiltà europea occidentale si coniuga alla civiltà russa ortodossa, con l'inclusione di altri popoli e culture rispettando di ciascuno identità e differenze. Il populismo è alleato naturale di tutti quei Paesi come Russia, Cina, India e gli Stati islamici, che vogliono trovare posto degno nel mondo multipolare".

Però un po' inquieta la foto della crociera sulla Neva di Putin e Xi Jinping, e gli accordi appena siglati tra Russia e Cina cominciando da quello per Huawei sul 5G. Lei è proprio convinto che il capitalismo cinese sia preferibile?

Ora i “democratici” fanno sloggiare pure Noam Chomsky..

“Ho invitato otto relatori, afferma Emanuele Franz da noi interpellato. Pensa che all’inizio ne volevo almeno il doppio, perché il mio obiettivo era ed è l’espressione di pensieri agli antipodi: io per primo voglio il confronto fra punti di vista differenti. Ed è quello che ho fatto: l’incontro di Alexandr Dugin e Chomsky è l’incontro di due mondi lontani e ancora contrapposti, USA e Russia“. E ora che succede? “Nulla: nonostante le polemiche, il convegno si farà. Udine tiene duro. Antidemocratici sono i nostri accusatori: non si può processare il pensiero! Cosa vogliamo fare?, processare anche Nietzsche e Marx?“

LA PROSSIMA PATRIA DELL’ANIMA Schede primarie Visualizza(scheda attiva)Modifica

La Quarta teoria politica è l’invito a sviluppare una teoria critica della potenza ideologica egemone del XXI secolo, il liberalismo, senza cadere nel comunismo nel nazionalismo o nel fascismo, che credo siano trappole ideologiche. Il terzo totalitarismo è quello liberale, è quello peggiore perché è l’unico rimasto, e per poterlo combattere occorre oltrepassare i vecchi impianti ideologici ormai inefficaci e spesso strumentalizzati dal sistema e appunto andare oltre, nella direzione della Quarta teoria politica che presuppone una messa in discussione integrale, radicale del Moderno e quindi muove da un orizzonte che il totalitarismo liberale non può in alcun modo assorbire. Il Soggetto Radicale appartiene alla filosofia all’antropologia alla metafisica, perché credo che oggi noi entriamo nella fase in cui la natura dell’uomo si trasforma, è molto probabile che perderemo la nostra umanità in favore dell’intelligenza artificiale, in un’epoca in cui l’utopia del transumanismo minaccia da vicino l’umanità. Avvicinandoci alla fine dell’umanità bisogna provare con tutte le forze a ridefinire l’uomo, a tornare ad interrogarci sulla sua interiorità, sulla sua natura, sulla sua corretta definizione. Per questo, credo, il concetto di Soggetto Radicale si avvicina a quello heideggeriano di Dasein, la figurazione concettuale dell’Io sono. Questa figura del Soggetto Radicale appare alla fine, nel periodo più oscuro della civiltà nel mezzo del caos e non prima, come nella poesia di Holderlin dove ciò che salva appare nel massimo pericolo: all’apice del processo in cui l’umano rischia di essere annichilito dal trans umano. E’ l’ emergenza assoluta dell’interiorità dell’uomo.

ITINERARIUM MENTIS IN DUGIN. O, DELLA FECONDITÀ DELLA LETTURA

La filosofia politica di Dugin e la sua iper-(mal)-citata Quarta Teoria Politica – cui, si badi bene, va tutto il nostro interesse e a cui abbiamo intensamente lavorato – sono una sola declinazione disciplinare di una proposta teoretica, metodologica ed esistenziale assai più ampia. La quale, ridotta con il liberalissimo rasoio di Ockham, è in ultima istanza un invito all’esercizio di una riflessione organica sulla contemporaneità postmoderna, sui suoi limiti, e sulla possibilità, nel confronto critico e pluralistico con le diverse tradizioni, di una riconquista da parte dell’uomo di una integralità che sia insieme interiore ed esteriore. Di quella “libertà per” – e qui ci spiace scomodare Julius Evola, che in questi giorni ne ha viste delle belle – che «è l’assoluta negazione e l’assoluta affermazione, l’abisso, l’eternità da cui fiorisce un mondo libero, nudo, aprovvidenziale, un mondo di autarchie in luce e in tenebre». Così è scritto a conclusione di Fenomenologia dell’Individuo Assoluto, un modernissimo affresco di irradiazioni anticonservatrici e, proprio per questo, tradizionali (nel senso della Sophia Perennis).

INTRODUZIONE A NOOMACHÌA. LEZIONE 1. NOOLOGIA: LA DISCIPLINA FILOSOFICA DELLE STRUTTURE DELL’INTELLETTO

Il termine Noologia designa una nuova disciplina filosofica. Noologia è un neologismo derivante da due termini greci: νοῦς (“nous”) e λόγος (“logos”). Logos indica la parola, il discorso o l’indagine. Quindi, la Noologia è la disciplina che studia il Nous. Ma cos’è il Nous? Lo si può tradurre con mente o intelletto, o ancora coscienza. Un qualcosa che giace nelle profondità della mente umana. Sorge dunque spontanea la domanda: cosa si intende per umano? L’uomo è un essere che si differenzia da ogni altro nel mondo per una sola cosa: il pensiero. Ogni altra qualità è condivisa con gli altri esseri viventi, ma il pensiero costituisce un’esclusiva dell’essere umano, il quale può essere quindi definito come una creatura pensante o essere pensante. Di conseguenza, il pensiero è per definizione umano. Tutti i viventi hanno un corpo e diverse istanze ad esso correlate (tutti proviamo dolore fisico, piacere fisico, e così via), ma nessuna creatura eccetto noi nel mondo vivente dispone di un intelletto ed è in grado di pensare. Il pensiero o Nous, allora, costituisce l’essenza dell’uomo. Tutti gli altri aspetti della vita sono comuni all’uomo quanto alle altre creature ma il pensiero, l’intelletto, è un aspetto unico dell’uomo ed è ciò che ci rende umani. Essere un umano significa essere una creatura pensante. Così, il Nous è la radice più profonda dell’essere umano, dell’umanità. Noi siamo umani perché vi è in noi il Nous.

Kemi Seba: La speranza africana di un mundo multipolare

Il leader panafricanista ha compreso che lo studio congiunto della storia del suo popolo, della geopolitica e della metafisica costituiva il prerequisito fondamentale per una vera lotta per l’indipendenza.  Egli è riuscito, con la forza della strategia e la conoscenza delle strade africane, a domare un concetto tuttora progettato e concepito da e per l’Occidente, vale a dire la società civile. Fondendo la circonferenza di quest’ultima (composta generalmente da ONG allattate alle mammelle dell’Europa o degli Stati Uniti) con la strada reale, egli ha brutalmente abbattuto le barriere e disimpegnato uno spazio metapolitico che non apparteneva a un popolo radicato, ma in effetti alle élite globalizzate apolidi.

Il ritorno dei bei tempi

In Russia vi sono alcune persone – afferenti a diversi segmenti della società – che la pensano come me e ve ne sono altre, in numero molto maggiore, che avversano le mie idee. Lo stesso vale per gli altri paesi. Vi sono tradizionalisti in Europa, negli Stati Uniti, nel mondo islamico (soprattutto in Iran e Turchia), in Cina, India, America Latina e Africa, che condividono questo approccio. È ovvio che la maggioranza assoluta non lo condivida. Il fatto che sia così non è strano. In questi tempi, la maggioranza si suppone sia sotto l’ipnosi dell’Anticristo (globalismo, liberalismo, ontologia orientata agli oggetti, intelligenza artificiale e così via). Sono felice che vi siano persone, movimenti e talvolta leader politici di spicco che condividono la visione tradizionalista, sia pure in modo parziale, pragmatico o – molto più di rado – nel suo complesso. So che esistono persone del genere negli Stati Uniti, soprattutto tra i sostenitori di Trump. Sono felice di questo. E così dovrebbe essere: la Battaglia Finale non può limitarsi entro i confini nazionali. È un evento dell’umanità intera, che concerne tutta la storia umana. Il se-Stesso del Dasein combatte contro das Man (inteso come l’inautentica forma di esistenza del Dasein) per risolvere il problema dell’«Essere o non essere?» Questa è la linea di demarcazione. Non è una questione di vecchie ideologie (liberalismo, comunismo o fascismo), né una guerra tra nazioni, religioni, «razze» o civiltà. È l’Eternità contro il Tempo. È l’Assoluto contro il Relativo che finge di essere a sua volta assoluto. È Platone-Heidegger-Guénon contro Epicuro-Descartes-Popper. È il Sacro contro il Profano.

VERSO UNA GEOPOLITICA MULTIPOLARE (ANCORA SUL CONCETTO DI HEARTLAND DISTRIBUITO)

Oggi ci troviamo a discutere del mondo multipolare e di come la Russia, nonostante le terribili perdite subite, abbia conservato la sua sovranità, sia rientrata nella storia, si sia rimessa in sesto e sia riuscita a tirarsi fuori – anche se solo parzialmente – dal dominio della Quinta colonna posta al suo interno. Al contempo, l’egemonia unipolare della potenza marittima si è in qualche modo affievolita, in conseguenza ad alcune vittorie conseguite sulla scena internazionale dalla Russia. In ogni caso, è evidente che Fukuyama aveva annunciato prematuramente la fine della storia e la vittoria globale del liberalismo. Siamo stati effettivamente prossimi a questo, e possiamo dire di aver vissuto davvero nel mondo unipolare, ma questo mondo unipolare non poteva essere reso eterno, non poteva affermare se stesso, e dunque non è diventato altro che un momento, un episodio.

HEARTLAND DISTRIBUITO: L’IMPERATIVO DI UNA NUOVA GEOPOLITICA

Esiste un Heartland russo, eurasiatico, ma esso non può affermarsi come potenza terrestre da solo. Di conseguenza, è necessario guardare attentamente all’Heartland europeo: ad esempio, considerando l’alleanza con l’asse francotedesco (Parigi-Berlino-Mosca). L’Europa continentale può essere considerata come un altro Heartland – che dovrebbe essere amichevole nei confronti dell’Heartland russo, ma che costituisce un fenomeno autonomo e indipendente. Un’altra questione è quella relativa all’Heartland cinese. Se riconosciamo alla Cina lo status di Heartland, ne sottolineiamo l’aspetto conservatore: la Cina come potenza di Terra. Allorché la Cina si dichiarasse Heartland contro la Russia, proprio come la Germania di Hitler si dichiarò Eurasia contro la Russia, sorgerebbe immediatamente un conflitto. Tuttavia, nel caso di un Heartland distribuito (diffuso), questo acquisisce un significato completamente diverso.

La filosofia per un nuovo inizio. Heidegger letto da Dugin

L’interesse di Dugin nei confronti del pensiero heideggeriano parte dalla condivisione della prospettiva politica della Konservative Revolution, che è stata proficuamente rielaborata ed incanalata dall’autore russo nella sua Quarta Teoria Politica. La fascinazione nei confronti di Heidegger è tuttavia, ancora primariamente, di natura teoretica – com’è evidente nel saggio qui considerato, in cui le sezioni di filosofia politica sono alquanto ridotte – ed è essenzialmente riposta nella torsione speculativa tramite cui Heidegger ha ripercorso l’intera storia del pensiero occidentale riconoscendo in essa un costante “oblio dell’Essere” (Seinsvergessenheit) e ponendo le basi per una “visione del mondo” (Weltanschauung) radicalmente “altra” rispetto ai paradigmi sostanzialisti e dualisti propri della metafisica occidentale. Una postura teoretica, questa, che Dugin ricostruisce con grande acume, illustrando gli snodi principali del pensiero heideggeriano: dal concetto di “esserci” (Dasein), inteso pure come “essere-in” (Insein) ed “essere-con” (Mitsein), analizzato in Essere e tempo (Sein und Zeit) congiuntamente alle nozioni di “situazione affettiva” (Befindlichkeit), “cura” (Sorge) e “gettatezza” (Geworfenheit), alla tematizzazione dei concetti di “chiacchera” (Gerede), “autenticità” (Eigentlichkeit), “Essere per la morte” (Sein zum Tode), “Si” (Das Man), dalla “differenza ontologica” (ontologische Differenz) fra essente (das Seiende) ed Essere (Sein), alle tappe dello sviluppo storico della metafisica occidentale, la prosa di Dugin ricostruisce efficacemente l’impianto dell’ontologia fondamentale di Heidegger. È una trattazione chiara e condivisibile, da cui spesso emerge la profonda ammirazione nutrita nei confronti di un filosofo che viene riconosciuto da Dugin non semplicemente come un “grande” della filosofia occidentale, ma precipuamente come «il più grande» (the greatest), tanto da occupare il ruolo di «ultimo profeta» (last prophet) e di autentica «figura escatologica» (eschatological figure). Se tale afflato a tratti agiografico e apocalittico, peraltro tipico della tradizione russa, percorre in modo problematico le pagine del saggio, è pur vero che in altri luoghi del medesimo testo Dugin riconosce come Heidegger costituisca piuttosto un imprescindibile segnavia, una Wegmarke tramite cui orientarsi autonomamente nel mondo, proprio in quanto invita a corrispondere alle problematiche che pro-vocatoriamente dal mondo promanano, non certo una figura da idolatrare secondo una statica reificazione di un pensiero che è invece intrinsecamente processo e potenza dinamica.

Nella direzione della Quarta Teoria Politica - Mutuando Dugin

Questa dissertazione non apparirebbe conducente se non facessimo delle dovute
premesse, ossia, identificare le tre principali teorie politiche, nell’ordine: liberalismo,
comunismo e nazionalismo/fascismo. E’ indubbio che tutte e tre appartengono alla
Modernità del pensiero politico e trovano posto esclusivamente nell’ambito di quel
periodo che gli storici definiscono “della storia moderna”, sebbene il Fascismo affondi
le sue radici valoriali nel ben più solido terreno della Tradizione. Fatto questo
distinguo è innegabile che storicamente e socialmente esse siano tutte e tre
essenzialmente moderne e hanno a che fare con la mappa ontologica (epistemologica)
e gnoseologica della filosofia dei Lumi con il concetto cartesiano del soggetto come
centro.

l populismo è un elemento della democrazia

Un intellettuale controcorrente, libero e rispettato. Questo è Alain De Benoist, da oltre quarant’anni punto di riferimento di una cultura non elitaria ed arrogante, ma non per questo meno autorevole e ricca di spunti di riflessione. Non è un caso che il saggista francese venga spesso interpellato in patria e oltralpe per commentare i fatti della politica ed i cambiamenti ai quali stiamo assistendo negli ultimi anni. In questa intervista De Benoist, con la profondità di pensiero che lo contraddistingue,si sofferma sul fenomeno populismo al quale schiere di studiosi della politica e delle scienze sociali dedicano articoli e libri. «Il populismo – afferma De Benoist – è un elemento della democrazia da non confondere con l’estrema destra».

Vale ancora la pena di parlare di destra e sinistra come categorie di contrapposizione politica?

Da almeno mezzo secolo la differenza tra destra e sinistra è diventata sempre più obsoleta. Non ci consente di analizzare i rapporti di forza in campo politico. Ciò significa che tutti i principali avvenimenti politici degli ultimi anni si sono uniti ai notevoli cambiamenti sperimentati dalla società. Hanno creato nuove divisioni che hanno pure interessato i concetti di destrae di sinistra. La vecchia destra e la vecchia sinistra sono scoppiate, in particolare, sotto la spinta del populismo la cui ascesa è stata accompagnata dal declino o dalla scomparsa deivecchi partiti di governo. È un fenomeno al quale assistiamo, a vari livelli, in tutti i Paesi europei. Si pensi, ad esempio, al governo italiano. In Francia i due contendenti delle ultime elezioni presidenziali, Macron e Le Pen, avevano in comune il desiderio di andare oltre il concetto destra-sinistra. Questo è il motivo per cui l’elezione di Macron ha avuto una diretta influenza da voi, comportando una rivisitazione generale del panorama politico.

Il Logos indoeuropeo nel pensiero di Giorgio Gemisto Pletone

Il pensiero di Gemisto è puramente platonico e puramente metafisico. Il platonismo si fonda sul concetto stesso di eternità. Un’eternità che in quanto passato, presente e futuro si sviluppa non solo nel senso dell’avvenire. Il tempo nel platonismo è riflesso dell’eternità e come tale non è lineare ma verticale. L’anima umana pre-esistente, immortale e celeste, discende in vista dell’ascensione. La sua discesa nel mondo, e le sue possibili trasmigrazioni, si realizzano in previsione del ritorno all’unità originaria e universale. Il suo movimento si compie in due archi: uno discendente e l’altro ascendente. Non vi è morte ma solo ritorno alla sorgente di luce. Essere indoeuropei significa essere platonici nel senso di riconoscere come proprio un Logos filosofico fondato su gerarchia e verticalità e sulla constatazione intellettuale che le idee sono archetipi divini perenni dimoranti nello stesso intelletto divino. E solo attraverso una rigida disciplina si può venire in contatto con esse e apprenderne la Verità ultima.

Proprio sul ritorno ai fondamenti metafisici del Logos indoeuropeo si basava il progetto pletonico di realizzazione di una teocrazia platonico-spartana, costruita come riflesso della gerarchia celeste, per superare la crisi imperiale bizantina e restaurare su nuove basi l’Impero stesso. Tra i suoi innumerevoli detrattori non mancò chi lo paragonò all’imperatore Flavio Claudio Giuliano o chi lo accusò di voler distruggere il cristianesimo alla pari di quello che veniva ritenuto come un propugnatore di un’altra forma di neoplatonismo: il Profeta dell’Islam Maometto. Uno dei più accaniti fu quel Giorgio Scolario (1405-1473) che, paradossalmente, diverrà patriarca di Costantinopoli col nome di Gennadio II una volta che la capitale dell’Impero sarà conquistata dagli ottomani. Ed è proprio grazie al patriarca anti-unionista ed anti-occidentale che si devono la maggior parte delle informazioni riguardanti la gioventù di Giorgio Gemisto Pletone.

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