Eurasianism

Dalla Geografia Sacra alla Geopolitica

Nella rappresentazione bipolare “ricco Nord” – “povero Sud” esiste sempre una componente aggiuntiva che ha un significato autosufficiente e assai rilevante. E’ il “secondo mondo”. Con l’espressione “secondo mondo” si è convenzionalmente inteso contrassegnare il campo socialista integrato nel sistema sovietico. Questo “secondo mondo” non era né il presente “ricco Nord”, in quanto definiti motivi spirituali influenzavano segretamente l’ideologia nominalmente materialistica del socialismo sovietico, né il presente “Terzo Mondo”, dal momento che la piena attitudine allo sviluppo materiale, il “progresso” e altri principi solamente profani stavano alle radici del sistema sovietico. La geopoliticamente eurasiana URSS si trova sia sul territorio della “povera Asia” che sulle terre della sufficientemente “civilizzata” Europa. Durante il periodo socialista, la cintura planetaria del “ricco Nord” era interrotta nell’Eurasia orientale, complicando la chiarezza delle relazioni geopolitiche sull’asse Nord-Sud.
La fine del “Secondo mondo” come civiltà speciale lascia allo spazio eurasiano della vecchia URSS due alternative – o essere integrato nel “ricco Nord” (cioè, l’Occidente e gli USA) o essere gettato nel “povero Sud”, cioè raggiungere il “Terzo Mondo”. Come variante di compromesso, la separazione delle regioni (parte al “Nord” e parte al “Sud”) è anche possibile. Come sempre è stato nei secoli scorsi, l’iniziativa di redistribuzione degli spazi geopolitici in questo processo appartiene al “ricco Nord” che, usando cinicamente i paradossi dello stesso concetto di Secondo mondo”, fissa nuovi confini geopolitici e separa zone di influenza. I fattori nazionali, economici e religiosi servono ai mondialisti solo come strumenti della loro attività cinica dalle motivazioni profondamente materialistiche. Non è sorprendente che oltre la retorica del falso “umanitarismo”, saranno anche spesso e quasi apertamente usate le ragioni “razziste”, invocate per ispirare ai Russi un complesso di “bianca” superiorità nei confronti del sud asiatico e caucasico. A questo è correlato il processo inverso – il rigetto definitivo da parte dei territori meridionali del vecchio “Secondo Mondo” per il “povero Sud” si accompagna all’uso della carta delle tendenze fondamentaliste, dell’inclinazione del popolo alla Tradizione e del revival della religione.

RUSSIA E USA: CIVILTÀ DI TERRA E DI MARE A CONFRONTO

L'Europa ha commesso gravissimi errori. Se Di Rienzo ha sottolineato il ruolo di “grande assente” svolto dalla UE, Ferrari ha maggiormente messo in luce le scelte errate che quest'organo così diviso al suo interno è riuscito malauguratamente a commettere facendo infine fronte comune. Invece che affrontare seriamente le divisioni interne all'Ucraina, proponendo soluzioni di tipo diplomatico e individuando una possibile conciliazione, che tenesse conto, oltre alle legittime ragioni dei manifestanti, del retaggio identitario russo, delle scelte di politica interna dello stato sovrano ucraino e dei tradizionali legami economici, commerciali e strategici fra Russia e Ucraina, la UE ha abbracciato un lettura statica e manichea della crisi ucraina. Sotto gli slogan ispirati a democrazia, diritti umani ed autoderminazione dei popoli hanno agito interessi ben più materiali: da un lato la sudditanza all'aquila statunitense, dall'altro lato l'interesse verso un'annessione dell'Ucraina. I filooccidentali hanno così avuto pieno sostegno, semplicemente in quanto filoeuropei. Invece che proporsi come onesto mediatore, la UE si è schierata apertamente, assumendo un onere politico e militare enorme. La reazione russa, mostratasi nell'annessione della Crimea e nel sostegno ai separatisti del Donbass, non è stata che un'ovvia reazione volta alla tutela dei propri interessi nazionali.

 

Il migliore dei mondi possibili

La protesta di Maidan è stata la risposta a Janukovich quando ha scelto di non entrare immediatamente nell’Unione Europea e nella NATO, questa è stata la risposta del polo occidentale dell’Ucraina. Maidan ha rappresentato la forma del nazionalismo radicale russofobo ucraino; ucraino però della parte ucraina, della parte di Euromaidan. Dopo questo evento c’è stata la risposta dell’Est contro l’Ovest dell’Ucraina: l’unificazione della Crimea e la rivolta popolare del Donbass. Ma come spiegarlo! Questo era inevitabile! Quando questa guerra tra le due identità dei due popoli ucraini è cominciata, dopo la guerra, dopo il sangue versato, ormai non è più possibile pensare di restaurare lo stato ucraino. La tregua degli accordi di Minsk non può salvare la situazione. È tardi per questo. L’unica possibilità di salvare la situazione è di riconoscere il diritto dell’Est dell’Ucraina di uscire da questa costruzione, oggi creata solo dall’Ovest: dare la possibilità alle due identità ucraine, liberamente, senza pressioni esterne di scegliere il proprio destino.

L’aspetto più importante di tutta la questione è la decisione sul futuro del mondo. O il mondo sarà unipolare, o il mondo sarà multipolare. La Russia lotta non solo per i suoi interessi nazionali, o nazionalistici, o imperialistici, ma per la multipolarità, anche perché la stessa Europa, a sua volta, può diventare il polo particolare del mondo multipolare. Questo deve essere compreso, almeno dall’elite intellettuale europea. Grazie.   

La sfida eurasiatica della Russia

In questi tempi assistiamo ad una contrapposizione tra l’Eurasia e l’Occidente, non tra Eurasia e Europa (se si esclude quella americanizzata o post-moderna), in quanto secondo Dughin: “L’Occidente non è Europa, l’Occidente è il concetto dell’individualismo assoluto che ha trovato la sua manifestazione più completa nella società americana. L’Europa colonizzata culturalmente, geopoliticamente, strategicamente dagli Stati Uniti, ha perso la sua identità le sue radici”. L’Eurasia si presenta oggi, quindi, come una proposta di civilizzazione alternativa a quella occidentale contemporanea americano-centrica. È un concetto che ripropone il “vecchio mondo” in contrapposizione al “nuovo mondo”, ad una modernità assolutizzata e senza radici si contrappone una modernità con le sue radici, quella del vecchio mondo russo e europeo.

LE PREMESSE SPIRITUALI DELLA CULTURA EURASISTA

La definizione del lato spirituale della cultura Eurasista si imbatte in questa difficoltà, che lo «spirituale», in quanto prodotto dell’energia e della forza, si trova sempre in divenire e in movimento. Per cui il contenuto spirituale della cultura non può in alcun modo esprimersi con l’aiuto di sole definizioni statiche. Al contenuto di questa immancabilmente ineriscono mobilità e dinamismo. Il lato spirituale della cultura Eurasista non è mai pura «datità» [dannost'] – essa è sempre al tempo stesso eterna intenzione [zadannost’] , compito e fine. L’uomo Eurasiatico non soltanto esiste, ma si crea nel processo dello sviluppo culturale. Il processo della creatività culturale non è mai pacifico, indolore e lineare. La cultura patisce le stesse malattie di crescita dell’organismo fisico. Il momento negativo della storia, di cui parlò Hegel, sempre si dà a conoscere anche nello sviluppo culturale. Le sue reali manifestazioni sono le rivoluzioni ed i «balzi» culturali, inseparabili dalla storia delle società umane tanto quanto dalla storia del mondo fisico e animale. 

L’ISLAMISMO CONTRO L’ISLAM?

“Il vero problema per l’Occidente non è il fondamentalismo islamico, ma l’Islam in quanto tale”. Questa frase, che Samuel Huntington colloca in chiusura del lungo capitolo del suo Scontro delle civiltà intitolato “L’Islam e l’Occidente”1, merita di essere letta con un’attenzione maggiore di quella che ad essa è stata riservata finora.

Secondo l’ideologo statunitense, l’Islam in quanto tale è un nemico strategico dell’Occidente, poiché è il suo antagonista in un conflitto di fondo, che non nasce tanto da controversie territoriali, quanto da un fondamentale ed esistenziale confronto tra difesa e rifiuto di “diritti umani”, “democrazia” e “valori laici”. Scrive infatti Huntington: “Fino a quando l’Islam resterà l’Islam (e tale resterà) e l’Occidente resterà l’Occidente (cosa meno sicura) il conflitto di fondo tra due grandi civiltà e stili di vita continuerà a caratterizzare in futuro i reciproci rapporti”2.

Ma la frase riportata all’inizio non si limita a designare il nemico strategico; da essa è anche possibile dedurre l’indicazione di un alleato tattico: il fondamentalismo islamico. È vero che nelle pagine delloScontro delle civiltà l’idea di utilizzare il fondamentalismo islamico contro l’Islam non si trova formulata in una forma più esplicita; tuttavia nel 1996, allorché Huntington pubblicò The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, una pratica di questo genere era già stata inaugurata.

 

IL RETROTERRA ROMENO DI JEAN PARVULESCO

Quando, adolescente, vidi al cinema Fino all’ultimo respiro, non potei immaginare che in seguito mi sarei occupato di Jean Parvulesco, il cui ruolo era interpretato nella pellicola da Jean-Pierre Melville. Invece alcuni anni dopo, nel 1974, appresi dagli atti di un processo politico che il personaggio della storia di Jean-Luc Godard esisteva realmente e avrebbe voluto realizzare insieme con altri sovversivi, nella prospettiva di un prossimoEndkampf (1), un accordo fondato su due punti: “a) adesione alla politica di lotta internazionale al bipolarismo russo-americano nella prospettiva della ‘Grande Europa’, dall’Atlantico agli Urali; b) contatti con le forze che dal Gaullismo e dal neutralismo euroasiatico si proponevano questa linea internazionalistica” (2).

Tre anni dopo, nel 1977, mi capitò di leggere in un bollettino redatto da Yves Bataille, “Correspondance Européenne”, un lungo articolo intitolato L’URSS e la linea geopolitica, che sembrava confermare le voci diffuse da alcuni “dissidenti” sovietici circa l’esistenza di una tendenza eurasiatista all’interno dell’Armata Rossa. L’autore dell’articolo (del quale pubblicai la traduzione italiana numero di gennaio-aprile 1978 di un periodico che si intitolava “Domani”) era Jean Parvulesco, il quale riassumeva nei punti seguenti le tesi fondamentali di quelli che egli presentava come “i gruppi geopolitici dell’Armata Rossa”, tesi espresse in una serie di documenti semiclandestini giunti in suo possesso.

Alexander Dugin e l’Unione Eurasiatica nel mondo multipolare

l professore ha ripercorso a voce alta le tappe fondamentali del pensiero euroasiatista.  Una corrente concettuale che si sviluppa a partire dagli anni Venti nella Russia Bianca, e che riprende vita negli anni Novanta proprio con il prof. Dugin con la ferma intenzione di reintegrare lo spazio post-sovietico. L’impegno profuso in questo progetto da tre presidenti dello spessore di Nazarbaev (Kazakhstan), Lukasenko (Bielorussia) e Putin (Russia) inizia finalmente a prendere forma e spessore.  La volontà di lanciare una terza (o quarta) via, avversa tanto al liberismo quanto al marxismo, nemica di quell’universalismo dei valori occidentali i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, ha portato il movimento eurasiatista a impegnarsi nella cooperazione di civiltà differenti. La filosofia eurasiatista insiste sull’esigenza di una pluralità delle culture e delle civilizzazioni che vada  a configurare una strategia fortemente anti-imperialista.

 

Il futuro si chiama Eurasia

L'Eurasismo è, innanzi tutto, un modo di concepire la dimensione della "storia". Non più nel "tempo" bensì nello "spazio". E' il rifiuto di vedere quella che siamo usi chiamare "storia" come determinata da una successione di rapporti di causa ed effetto disposti nel tempo. L'ottica è invece quella della "geografia". I popoli, le civiltà nascono e fioriscono in ben precisi ambiti geografici, che ne determinano caratteri e specificità. E che ne definiscono, però, anche i destini politici. Quest'ottica è fondamentale. Se l'applichiamo, possiamo comprendere che le culture, le civiltà sono naturalmente diverse tra loro. E come una particolare pianta cresce e prospera in un determinato terreno e non in un altro, così avviene anche per i modelli culturali e politici. Noi russi non siamo "occidentali". Non siamo neppure europei in senso stretto. Siamo, per natura, "eurasiatici". La nostra cultura profonda è il prodotto dell'incontro/scontro tra Europa ed Asia. E la nostra vocazione è quella di essere il ponte fra i due "continenti". Intesi come "continenti" geografici, ma, al contempo, come due diverse forme dello Spirito e della Tradizione. 

La concezione sacrale degli spazi

Abbiamo definito l’argomento che abbiamo scelto per la nostra trattazione “la concezione sacrale degli spazi”. Come voi ben saprete, la scuola di pensiero del tradizionalismo integrale fonda sé stessa su una considerazione previa: le concezioni polarmente opposte che animano la dialettica dell’approccio dell’uomo alla realtà sono due, simmetricamente contrarie – la Tradizione e la Modernità. Per Tradizione intendiamo genericamente l’approccio “sacrale” al reale, una lettura simbolica del medesimo che, operando attraverso quello che Carl Schmitt definì in “Cattolicesimo Romano e forma politica” principio di rappresentazione, consideri il piano dell’immanente come riflesso speculare del mondo trascendente, così come espresso sistematicamente dalla filosofia platonica. Si sbaglierebbe però definendo il Tradizionalismo come branca filosofica generata dall’idealismo platonico perché, nella sua concezione ortodossa, esso si considera essere la scienza che studia la manifestazione dell’Uno preesistente nell’immanente – una rivelazione eterna – e le vie maestre per poter accedere alla sua esperienza diretta.

Oltre Eurasia e Atlantico: Europa

In quest’ottica la Federazione Russa propone l’integrazione strategico-economica della regione eurasiatica (identificata nella zona centroasiatica dai teorici dell’eurasiatismo e del neoeurasiatismo) accompagnata da un contenimento del fenomeno indipendentista; la Turchia ritorna ad una politica neo-ottomana, favorita dalla presidenza Erdogan, rinnegando fattualmente l’influenza politica che la rivoluzione dei Giovani Turchi ha esercitato su di essa per più di un secolo e tornando in conflitto con gli interessi pan-arabi (in questo senso la strategia di appoggio alla destabilizzazione saudita ed occidentale del governo siriano è evidente); la Cina estende sempre più incessantemente la sua influenza sul Mar Cinese Meridionale, sanando da un lato la ferita aperta con Taiwan attraverso una integrazione morbida nei propri spazi d’influenza e commerciali, entrando in conflitto invece con gli interessi di Vietnam e Filippine che, subodorando la grande strategia cinese, oppongono ad essa un montante orgoglio nazionale; per l’Europa, invece, sembra mancare la visione d’insieme. Non si è in grado, pare, di pianificare una necessaria politica volta al conseguimento dei propri interessi sul globo, il che significa, d’altro canto, poter affermare e salvaguardare la propria visione del mondo, un retaggio culturale millenario che, in relazione continua con quello asiatico, arabo o africano (e frequentemente non distinto nettamente da essi), è da sempre stato faro di civiltà per i Popoli.

Henry Corbin: l'Eurasia come concetto spirituale

“Sottolineare e ribadire le connessioni, le linee di forza che sottendono la trama del concetto spirituale di Eurasia, dall’Irlanda al Giappone”: a questa preoccupazione di P. Masson Oursel, che ispira un programma abbozzato nel 1923 con la Philosophie comparée e proseguito nel 1948 con La Philosophie en Orient, Henry Corbin (1903-1978) attribuisce un “particolare valore”. Trascendendo il livello delle determinazioni geografiche e storiche, il concetto di Eurasia viene a costituire la "metafora dell'unità spirituale e culturale da ricomporre al termine dell'età cristiana ed in vista dell'oltrepassamento degli esiti di questa" Tali sono, quanto meno, le conclusioni di uno studioso che nell'opera corbiniana ha evidenziato le indicazioni idonee a fondare "quella grande operazione di ermeneutica spirituale comparata, ch'è la Cerca d'una filosofia - anzi: d'una sapienza - eurasiatica". In altri termini, la stessa categoria geofisica di "Eurasia" altro non sarebbe che la proiezione di una realtà geosofica connessa all'Unità originaria, poiché "l'Eurasia è, nella percezione interiore, nel paesaggio dell'anima o di Xvarnah ("Luce di Gloria", nel lessico mazdaico), la Cognitio Angelorum, l'operazione autologica dell'Anthropos Téleios; o anche, infine, l'unità fra Lumen Naturae e Lumen Gloriae. Di qui la possibilità d'accostare l'Eurasia interiore alla conoscenza immaginale della Terra come Angelo".

Esploratori dello spirito eurasiatico/Scontro di civiltа o sinergia euro-islamica?

R. - Affermando che dai "medaglioni" contenuti in questo libro emerge chiara l'unitа del Continente eurasiatico, lei ha individuato correttamente lo scopo del libro. Proseguendo un tentativo giа iniziato da tempo e documentato da libri come Imperium e L'unitа dell'Eurasia, ho cercato di mostrare come la varietа delle forme di cultura nate e fiorite nel nostro Continente manifesti una vera e propria continuitа geoculturale, dall'Irlanda al Giappone. Con Esploratori del Continente il tentativo si articola attraverso i profili di personalitа intellettuali che hanno operato in diversi campi: nella filosofia, nell'orientalistica, nella storia delle religioni e nella storia dell'arte.

Nemico sia delle astrazioni mondialistiche sia del "carnevale nazionalista", Friedrich Nietzsche и senza dubbio una figura esemplare di quella razza d'uomini che egli stesso definiva come "buoni Europei". Tuttavia l'orizzonte geoculturale del grande Inattuale non era imprigionato fra l'Atlantico e gli Urali, tant'и vero fin dalla Nascita della tragedia egli afferma la complementaritа dell'Europa e dell'Asia, mentre in Al di lа del bene e del male possiamo leggere che l'Europa non и se non una "penisoletta avanzata" dell'Asia. Se in un libro uscito in Francia parecchi anni fa mi ero soffermato in particolare sull'interesse di Nietzsche per l'Islam ("religione affermativa" da lui contrapposta al cristianesimo), adesso ho completato il giro d'orizzonte effettuato da Nietzsche sul paesaggio spirituale eurasiatico, mostrando come nella sua opera si manifestino influenze provenienti dalla Persia e dall'India.

Giuseppe Tucci

Raniero Gnoli, che di Giuseppe Tucci (1894-1984) fu allievo devoto, commemorando il maestro scrisse di lui che l'idea di "una koinй culturale estendentesi dai paesi affacciati sull'Oceano Atlantico fino a quelli lambiti dal mar della Cina lo accompagnт per tutta la vita, tanto che, poco prima di morire, ancora insisteva coi suoi colleghi italiani e stranieri sulla necessitа ed importanza di una concezione che non vedesse piщ Oriente ed Occidente contrapposti l'un l'altro, ma come due realtа complementari ed inseparabili"1. Lo stesso Gnoli ricorda che Tucci considerava le terre del continente eurasiatico come le sole in cui, "per misterioso privilegio o mirabile accadimento del caso, l'uomo elevт le architetture piщ solenni del pensiero, le fantasie piщ nobili dell'arte, il lento tessuto della scienza, quei tesori di cui oggi l'umanitа tutta partecipa, arricchendoli o corrompendoli

L'Eurasia e l'Ungheria

C. M. - In seguito all'approvazione della nuova Costituzione, forze ideologiche e politiche sostenute dal potere bancario occidentale hanno intentato un vergognoso processo contro l'Ungheria, alimentando nel suo popolo sentimenti euroscettici o addirittura eurofobici. Questa situazione potrebbe indurre gli Ungheresi a rivolgere altrove il proprio sguardo, tant'и vero che il "Washington Post" ha ipotizzato che l'Ungheria possa diventare un avamposto della Russia. In ogni caso, all'Ungheria si presenta oggi la possibilitа di instaurare un rapporto costruttivo con quel nucleo eurasiatico che, nato dall'accordo russo-bielorusso-kazako, presto si estenderа alla confinante Ucraina. Paese reietto in un'Unione Europea indegna di questo nome, l'Ungheria potrebbe svolgere il ruolo di avanguardia europea nella costruzione di un nuovo ordine eurasiatico.

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