Nella direzione della Quarta Teoria Politica - Mutuando Dugin

Questa dissertazione non apparirebbe conducente se non facessimo delle dovute
premesse, ossia, identificare le tre principali teorie politiche, nell’ordine: liberalismo,
comunismo e nazionalismo/fascismo. E’ indubbio che tutte e tre appartengono alla
Modernità del pensiero politico e trovano posto esclusivamente nell’ambito di quel
periodo che gli storici definiscono “della storia moderna”, sebbene il Fascismo affondi
le sue radici valoriali nel ben più solido terreno della Tradizione. Fatto questo
distinguo è innegabile che storicamente e socialmente esse siano tutte e tre
essenzialmente moderne e hanno a che fare con la mappa ontologica (epistemologica)
e gnoseologica della filosofia dei Lumi con il concetto cartesiano del soggetto come
centro.

L’anatomia del populismo e la sfida della Matrix

Macron appartiene esattamente allo stesso tipo di “nuova élite”. È curioso che alla vigilia delle elezioni francesi, il quotidiano Libération sia uscito con il titolo “Faites ce que vous voulez, mais votez Macron” (Fate ciò che volete, ma votate per Macron). Un’evidente parafrasi di Aleister Crowley, che nel XX secolo si proclamò l’Anticristo e la Bestia 666: “Do what thou wilt shall be the whole of the Law” (Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge). In altre parole, le folle sottomesse dovrebbero votare per Macron non per un particolare motivo, non per le sue idee e virtù, ma semplicemente perché questa è la legge imperativa dell'élite dominante. E l’élite mostra un disprezzo così evidente per le masse sottomesse che non si preoccupa nemmeno di sedurle con promesse irrealizzabili: “votate Macron, questo è un ordine e non c’è niente da discutere”. Votate e poi sarete liberi. Deplorables. E questo è tutto.

In Italia, dove la maggioranza netta della popolazione ha votato per la destra populista della “Lega” o per la sinistra populista dei “Cinque stelle”, insieme questi partiti sono riusciti a creare il primo governo populista nella storia europea.

Dal nuovo ordine morale all’ideologia del gender

La teoria del genere è una teoria che pretende che l’identità sessuale non dipenda per nulla dal sesso nel senso biologico del termine, ma solamente dai ruoli sociali attribuiti agli individui dall’educazione o dalla cultura. L’identità sessuale sarebbe il risultato di una costruzione sociale che non verrebbe affatto condizionata dal sesso biologico o dall’appartenenza sessuale. Se ne deduce che l’individuo sarebbe al momento della nascita sessualmente “neutro”: basterebbe educare un bambino come una bambina per farne effettivamente una femminuccia, o educare la bambina come un bambino, per renderla un maschietto.
Sostenere che il sesso biologico non abbia alcun rapporto con l’identità sessuale e che il genere non sia che il risultato delle tendenze acquisite attraverso la cultura, l’educazione o il contesto sociale, è evidentemente una non-verità, il sesso si decide in realtà al momento della fecondazione, ossia prima della stessa comparsa morfologica degli organi genitali nell’embrione, ciò significa che la differenza sessuale si acquisisce dai primi istanti di vita. Tale differenza non concerne, inoltre, la sola sfera genitale. Il fatto di essere maschio o femmina influenza quasi tutti gli aspetti della vita.

l populismo è un elemento della democrazia

Un intellettuale controcorrente, libero e rispettato. Questo è Alain De Benoist, da oltre quarant’anni punto di riferimento di una cultura non elitaria ed arrogante, ma non per questo meno autorevole e ricca di spunti di riflessione. Non è un caso che il saggista francese venga spesso interpellato in patria e oltralpe per commentare i fatti della politica ed i cambiamenti ai quali stiamo assistendo negli ultimi anni. In questa intervista De Benoist, con la profondità di pensiero che lo contraddistingue,si sofferma sul fenomeno populismo al quale schiere di studiosi della politica e delle scienze sociali dedicano articoli e libri. «Il populismo – afferma De Benoist – è un elemento della democrazia da non confondere con l’estrema destra».

Vale ancora la pena di parlare di destra e sinistra come categorie di contrapposizione politica?

Da almeno mezzo secolo la differenza tra destra e sinistra è diventata sempre più obsoleta. Non ci consente di analizzare i rapporti di forza in campo politico. Ciò significa che tutti i principali avvenimenti politici degli ultimi anni si sono uniti ai notevoli cambiamenti sperimentati dalla società. Hanno creato nuove divisioni che hanno pure interessato i concetti di destrae di sinistra. La vecchia destra e la vecchia sinistra sono scoppiate, in particolare, sotto la spinta del populismo la cui ascesa è stata accompagnata dal declino o dalla scomparsa deivecchi partiti di governo. È un fenomeno al quale assistiamo, a vari livelli, in tutti i Paesi europei. Si pensi, ad esempio, al governo italiano. In Francia i due contendenti delle ultime elezioni presidenziali, Macron e Le Pen, avevano in comune il desiderio di andare oltre il concetto destra-sinistra. Questo è il motivo per cui l’elezione di Macron ha avuto una diretta influenza da voi, comportando una rivisitazione generale del panorama politico.

Il Logos indoeuropeo nel pensiero di Giorgio Gemisto Pletone

Il pensiero di Gemisto è puramente platonico e puramente metafisico. Il platonismo si fonda sul concetto stesso di eternità. Un’eternità che in quanto passato, presente e futuro si sviluppa non solo nel senso dell’avvenire. Il tempo nel platonismo è riflesso dell’eternità e come tale non è lineare ma verticale. L’anima umana pre-esistente, immortale e celeste, discende in vista dell’ascensione. La sua discesa nel mondo, e le sue possibili trasmigrazioni, si realizzano in previsione del ritorno all’unità originaria e universale. Il suo movimento si compie in due archi: uno discendente e l’altro ascendente. Non vi è morte ma solo ritorno alla sorgente di luce. Essere indoeuropei significa essere platonici nel senso di riconoscere come proprio un Logos filosofico fondato su gerarchia e verticalità e sulla constatazione intellettuale che le idee sono archetipi divini perenni dimoranti nello stesso intelletto divino. E solo attraverso una rigida disciplina si può venire in contatto con esse e apprenderne la Verità ultima.

Proprio sul ritorno ai fondamenti metafisici del Logos indoeuropeo si basava il progetto pletonico di realizzazione di una teocrazia platonico-spartana, costruita come riflesso della gerarchia celeste, per superare la crisi imperiale bizantina e restaurare su nuove basi l’Impero stesso. Tra i suoi innumerevoli detrattori non mancò chi lo paragonò all’imperatore Flavio Claudio Giuliano o chi lo accusò di voler distruggere il cristianesimo alla pari di quello che veniva ritenuto come un propugnatore di un’altra forma di neoplatonismo: il Profeta dell’Islam Maometto. Uno dei più accaniti fu quel Giorgio Scolario (1405-1473) che, paradossalmente, diverrà patriarca di Costantinopoli col nome di Gennadio II una volta che la capitale dell’Impero sarà conquistata dagli ottomani. Ed è proprio grazie al patriarca anti-unionista ed anti-occidentale che si devono la maggior parte delle informazioni riguardanti la gioventù di Giorgio Gemisto Pletone.

IL KATECHON NEGATIVO TRA SACRO E POTERE: L’AGONIA DELL’IMPERO AMERICANO E IL NUOVO NOMOS DELLA TERRA

A un anno di distanza dal drammatico e controverso attentato alle torri gemelle consumatosi a New York Tll settembre 2001, Carlo Galli pronunciava una vera e propria omelia funebre sul pensiero di Carl Schmitt (1888-1985): ormai, affermava, «sono in generale tutte le tesi politologiche di Cari Schmitt a trovarsi spaesate [...] nel contesto postmoderno della globalizzazione», al punto che «certo si deve riconoscere che la guerra globale comincia dove la teoria politica schmittiana si esaurisce. Una posizione che l’illustre politologo, seguito da molti altri, avrebbe costantemente ribadito negli anni successivi, incentrata sulla presunta intrinseca inadeguatezza del pensiero del giurista tedesco rispetto al fenomeno della globalizzazione - inteso come radicalmente discontinuo rispetto alla modernità, della quale soltanto Schmitt fu l’interprete, e fenomeno perciò interamente inedito, rispetto al quale tutte le categorie schmittiane risulterebbero inapplicabili -, con ciò dimenticando che l’età moderna si caratterizzò storicamente, tra il resto, proprio per il fatto che essa si aprì con la prima globalizzazione (le scoperte geografiche e l’espansione europea nelle Americhe, in Africa, in India, Cina e Giappone) e si chiuse con una seconda ondata globalizzatrice, quella del colonialismo. Una medesima ansia liquidatoria, e seppur in prospettiva diversa, nei confronti di Schmitt e del sempre ricorrente - perché ineludibile - problema della teologia politica, è emersa negli ultimi anni come prosecuzione di posizioni critiche assai risalenti nel tempo anche in interpreti acuti come Massimo Cacciari e Roberto Esposito.

“LA QUARTA TEORIA POLITICA” DI DUGIN: UNA FILOSOFIA PER UN NUOVO INIZIO

Lo studioso russo si confronta con “il problema del nostro tempo”, non solo con l’aridità esistenziale che lo contraddistingue, ma anche con lo stallo politico e la situazione di paradossale sospensione della storia nella quale siamo costretti a vivere, data la presunta insuperabilità del modello produttivo del capitalismo cognitivo e del sistema politico della governance che lo rappresenta.  Dugin, preso atto dello stato delle cose, si fa latore di un progetto che potrebbe determinare il corso del futuro del mondo. Proposta di grande ambizione la sua, sostenuta però da un atteggiamento pratico, che gli consente di individuare le difficoltà epocali che il percorso implica. Il filosofo, in un contesto storico diverso, riprende le fila della discussione intellettuale imposta dal miglior Spengler, relativa agli anni della decisione. Stiamo attraversando, infatti, anni consimili, in cui si impongono, a chi voglia determinare un cambio di rotta, scelte radicali. Per questo, La Quarta teoria politica, sostiene l’autore, è opera in fieri, un appello lanciato a quanti vogliano essere della partita, affinché contribuiscano all’elaborazione degli obiettivi da conseguire e definiscano i mezzi da utilizzare.

 

QUARTA TEORIA POLITICA E COMUNITARISMO

In Italia la Quarta Teoria Politica (4TP), o rivoluzione/conservatrice declinata nel contesto nazionale specifico del nostro Paese, ha certamente potuto vantare pensatori e intellettuali, perfino soggetti politici organizzati, che ne hanno rappresentato in un certo qual senso antesignani plausibili e credibili. In Italia, il pensiero politico in qualche modo riconducibile alla convergenza delle “estreme” in nome di una filosofia e di una prassi del riscatto dei ceti oppressi nacque nell’immediato dopoguerra nell’ambito di alcune correnti della sinistra missina che, col tempo, all’incirca nella seconda metà degli anni ’50 del XX secolo, si costituirono come movimenti politici autonomi il cui obiettivo consisteva nel collocarsi oltre la consolidata segnaletica politica dicotomica destra/sinistra. In realtà, le correnti politiche di cui sopra originarono precedentemente nel campo ideologico determinato del “fascismo di sinistra” o “fascismo rivoluzionario” e, ancor prima, nel novero delle sintesi politico-filosofiche strutturali di quella che possiamo definire, in buona sostanza, la “tradizione italiana”.

Chi volesse ripercorrere il percorso storico-filosofico alle radici di una sostanziale rivoluzione/conservatrice in Italia e fosse interessato alla genesi delle culture e perfino dei movimenti politici che animarono tale corrente di pensiero centrale nella ridefinizione critica e nell’inquadramento antropologico, storico e politico di quella che fu e che è la “tradizione italiana” o “sintesi nazionale” può leggere, tra gli altri: R. Sideri, Fascisti prima di Mussolini. Il fascismo tra storia e rivoluzione, Settimo Sigillo, 2018; L. L. Rimbotti, Fascismo rivoluzionario. Il fascismo di sinistra dal sansepolcrismo alla Repubblica Sociale, Passaggio al Bosco, 2018; N. Mollicone, L’Aquila e la Fiamma. Storia dell’anima nazional-popolare del MSI, Pagine I Libri de Il Borghese, 2017; A. Villano, Da Evola a Mao. La destra radicale dal neofascismo ai “nazimaoisti”, Luni Editrice, 2017; M. Veneziani, La Rivoluzione Conservatrice in Italia. Genesi e sviluppo della «ideologia italiana» fino ai nostri giorni, SugarCO, 1994; M. Veneziani, Di padre in figlio. Elogio della Tradizione, Laterza, 2002.

Dalla Russia Eterna a Putin

Ho elaborato una visione della Russia Eterna che, nell’attuale fase di transizione politica, non va dimenticata. La Russia, infatti, deve tornare alla sua identità profonda, spirituale. Non è un ritorno conservatore al passato, ma un rivoluzionario salto in avanti nell’Eterno. È possibile essere russi soltanto seguendo un progetto politico che permetta di ricordarci realmente chi siamo. La nozione di Eurasia si sviluppa in questo contesto. La Russia ha infatti un’essenza imperiale, non nazionale: è Terza Roma ma anche erede dell’Impero di Gengis Khan. Questo è il telos – imperiale – dell’attuale fase di transizione. Si tratta di una vera e propria guerra epistemologica. Per questo non sono l’ideologo di Putin, ma della Russia.

 

SPUNTI PER COMPRENDERE LA QUARTA TEORIA POLITICA DI DUGIN

In questo scritto, vogliamo analizzare e provare a dare una chiave di lettura della “Quarta Teoria Politica” del filosofo e saggista Aleksandr Gel’evic Dugin. Non mancheranno degli spunti di riflessione come ha scritto lo stesso Dugin, trattasi di un “cantiere aperto”, accessibile a tutti ed in fase di osservazione e studio. Nella seconda edizione dell’opera, pubblicata da NovaEuropa Edizioni il 1 novembre 2017, troviamo dei testi inediti e la Prefazione scritta dell’autore per il pubblico italiano. L’introduzione dell’editore a cura di Luca Siniscalco, invoglia a comprendere l’ispirazione ermeneutica di Dugin, i suoi studi antropologici, sociologici, filosofici, dell’economia, della geopolitica, delle civiltà e dei tempi in cui viviamo. Anche se non ci convince pienamente… Un primo doveroso e sentito ringraziamento va a Camilla Scarpa.

EVOLA, IL POPULISMO E LA QUARTA TEORIA POLITICA

L’essenza della verità è di tipo sacro. Oggi domina il nulla, ma non è possibile che il nulla esista. Il nulla è solo una forma esteriore, al cui interno arde il sacro. È proprio quando è saltata la trasmissione regolare delle forme del sacro che appare quello che io chiamo Soggetto radicale. E qui torniamo all’Uomo differenziato, che oggi è forse addirittura più importante della Tradizione stessa. Forse la Tradizione è scomparsa proprio per cedere il passo al Soggetto radicale. Da questo punto di vista, paradossalmente il tradizionalismo oggi è più importante della stessa Tradizione. Tutte queste idee, dedotte da Cavalcare la tigre, non implicano ovviamente la restaurazione di ciò che fu, ma la scoperta di aspetti che nel passato nemmeno esistevano.

IL MOMENTO DECISIVO

La guerra fredda è stata lo scontro tra due campi ideologici. Ora non c'è più una chiara distinzione nel campo dell'ideologia, ma piuttosto tra due versioni della stessa democrazia liberale: avanzata nel caso degli Stati Uniti e dell'Ue e in via di sviluppo nel caso della Russia. Di conseguenza si potrebbe presumere che la tensione debba ridursi notevolmente. Ma non è ciò che accade. Quindi  dobbiamo cercare la ragione delle crescenti tensioni in altri campi oltre l'ideologia. La più probabile delle ragioni della "nuova guerra fredda" è questa volta geopolitica.

Ma è legittimo chiedersi se la guerra fredda ideologica tra capitalismo e socialismo non fosse in realtà il momento di un contesto storicamente molto più ampio, la Grande Guerra dei Continenti.

Questa Grande Guerra dei Continenti è la base della comprensione geopolitica della storia: potenza del Mare contro potenza della Terra, Eurasia contro Atlantica. Se concordiamo sul questo, tutto diventa logico e chiaro. C'è la battaglia eterna tra due tipi di civiltà: la civiltà dinamica del Mare (progressista, mercantile) e la civiltà statica della Terra (conservatrice, eroica): Cartagine contro Roma, Atene contro Sparta.

 

Cari europei, liberatevi degli Usa e la Russia vi abbraccerà

La strategia e la filosofia dell’Eurasia si fonda sulla multipolarità. L’Eurasia non è un sinonimo di Russia. Indica il concetto del “grande spazio”, come inteso da Carl Schmitt, di civilizzazione. La Russia è un Paese. L’Eurasia è l’insieme di elementi culturali che esistevano prima della Russia. Quando i russi pensano in termini di civilizzazione nella sua pluralità, con riferimento al tempo, allo spazio, all’uomo, possiamo valorizzare e riconoscere anche altre culture, nel rispetto e nella diversità. L’eurasiatismo è una filosofia contrapposta al globalismo, all’atlantismo, all’universalismo liberale occidentale della modernità e post-modernità.

Siria sotto attacco: prime analisi

I primi attacchi aerei missilistici di Stati Uniti, Regno Unito e Francia sono stati piuttosto improvvisati e di natura simbolica.

Le forze iraniane, russe e di Hezbollah non sono state attaccate. Assad non ha sofferto strategicamente. L'opposizione siriana, che si aspettava molto di più, non ha ottenuto alcun serio vantaggio. A Damasco si svolgono dimostrazioni di massa a sostegno di Assad.
I commentatori russi hanno sottolineato come la Francia stessa non abbia lanciato alcun missile - tutti quelli lanciati appartenevano alle forze militari britanniche e americane.

A giudicare dal fatto che tutti i missili sono stati lanciati su bersagli distanti dalla posizione dei soldati russi, sembra che la linea di Mattis abbia vinto negli Stati Uniti, contrariamente a quella di Bolton, che ha insistito per attaccare direttamente gli iraniani e i russi.
Anche Israele ha insistito su quest'ultimo approccio.

MOSCA COME IDEA

Mosca non è solo una grande città, non è solo una grande capitale, non è solo il simbolo di un impero gigantesco. Mosca è un concetto fondamentale di teologia e geopolitica.

Mosca è stata chiamata la "Terza Roma" non solo come metafora o manifestazione auto-indulgente di un orgoglio strettamente nazionale. Tutto va molto, molto più in profondità. Nell'Ortodossia è presente l'insegnamento speciale delle "tre Rome". La prima era la Roma imperiale prima di Cristo, proprio quella sul cui territorio il Figlio di Dio mise piede sulla terra. Questa Roma era una realtà universale, che univa spazi enormi e una molteplicità di popoli e culture in un'unità di civiltà.

La Seconda Roma, la Nuova Roma, era Costantinopoli, la capitale dell'Impero Romano, che aveva accettato la benedizione del santo battesimo. Da quel momento in poi, l'Impero Romano acquisì un significato puramente ecclesiastico e profondamente cristiano. L'imperatore ortodosso (Basileus), a capo dell'Impero, fu identificato con il personaggio misterioso dalla seconda lettera dell'Apostolo Paolo ai Tessalonicesi: il "frenatore", "katechon", colui che alla fine dei tempi è destinato ad impedire "la venuta del figlio della perdizione".

I Sacerdoti ed I Guerrieri recuperino le loro posizioni essenziali

Io considero Martin Heidegger come il più grande filosofo. Ma esiste una sua parte esplicita, nei suoi scritti, ed una sua implicita. Egli fu in grado di sviluppare una base filosofica per molte differenti applicazioni del suo pensiero che egli stesso non specificò. In tal maniera io ho trovato in Heidegger molti principi di filosofia politica che, però, sono approcciabili solamente se siamo in grado di cogliere alcune allusioni, correzioni, precisazioni che possiamo dedurre dal contesto generale della sua opera filosofica. Tutto ciò non ha quasi nulla a che vedere con il suo personale coinvolgimento politico. E’ qualcosa di più profondo. In tal maniera, essendo a qualsiasi grado dei seguaci della Terza Teoria Politica egli ha posto le condizioni per la fondazione di una Quarta Teoria Politica e Metapolitica. Ciò valga anche per la geofilosofia. Sul piano esplicito egli non ha mai sviluppato nulla in merito ma se consideriamo il significato pieno del Da nel concetto di Da-sein, siamo in grado di scoprire la dimensione fondamentale della cosiddetta geografia, o anche del concetto di ambiente, dei mezzi per comprendere qualcosa di esistenziale. Io lo chiamo orizzonte esistenziale.

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